Duello finale al gran concorso per L'IRONIA, sono rimasti a gareggiare solo in due: Montezemolo e Vegas. Imbarazzo della scelta, chi vince? Non c'è che dire, è una bella gara, un testa a testa. In fatto d'arguzia, la scelta diventa ancora più difficile. Secondo Montezemolo, il fallimento di Alitalia ha un solo responsabile: IL PIANO INDUSTRIALE. Può arrivare anche Paperon de Paperoni, ma se Alitalia non cambia il piano industriale, il bilancio sarà sempre in rosso. Più o meno sono state queste le sue parole. Ho solo un dubbio, chi è stato negli ultimi anni nel Cda di Alitalia? Provate a dare una risposta a caso. Si potrà dire che Montezemolo in cda abbia combattuto e non fosse d'accordo con l'idea generale, può essere, ma ci sono sempre le dimissioni. Perchè non farlo e parlare solo ora? Secondo Vegas, il bail-in così com'è non va bene e gli NPL non vanno "svenduti". Caro Vegas, benvenuto tra i terremotati della finanza e del risparmio italiano. Come dire, meglio tardi che mai, ma qui siamo oltre al ritardo, ormai siamo tutti sotto le macerie. E' veramente un peccato, perchè anche le menti più brillanti del Paese, una volta in cabina di comanda, l'avaria diventa la prassi, e non sempre si può arrivare all'atterraggio di fortuna. Domani in Panino e Listino, il racconto delle elezioni francesi, la metafora delle portaerei e le possibilità di DECOUPLING. E i temi operativi? Tranquilli, quelli non mancano mai.
Di Deutsche Bank abbiamo già scritto, anticipando anche i dati che in questo momento si stanno diffondendo in modo fin troppo allegro, quasi come fossero numeri del lotto. Facciamo a chi la spara più grossa, a chi dice la cifra più grande, a chi spaventa di più, non è una novità. Il mio atteggiamento, per chi già mi conosce è ben diverso, soprattutto nei momenti, come questo, molto difficili e ricchi di insicurezza. Preferisco prevenire, avvisare in anticipo, e poi, nel momento del pericolo, controllare se questo sia veramente un rischio o meglio un'opportunità. A mio avviso, Deutsche non è Lehman, è un'altra cosa, come la Germania non sono gli USA. E pensare che fino a oggi, tutto il mondo ha perso tempo e ha fatto perdere soldi concentrando tutti gli sforzi su un istituto italiano, che aveva come unico grande problema la questione del credito, non certo quella ben più pericolosa dei derivati che tra l'altro non sanno nemmeno più in che modo calcolarne il valore. Anzi, paradossalmente, la crisi Deutsche Bank, che nonostante il rischio derivati, nasce da un altro problema ben diverso da Lehman Brothers, può diventare una grande occasione per l'Italia. Dalla prossima settimana, inizio di Ottobre, le paure e i ribassi dovrebbero attenuarsi e far vedere le prime luci del recupero e di un buon rialzo. Qui sotto il "Panino e Listino" che provava a raccontare il caso Deutsche Bank, da me definita la "polveriera d'Europa".
LIBERO Luglio 2016 C’era una volta una grande banca, boom, e adesso non c’è più. Questo è il rischio che corre Deutsche Bank, la banca che qui abbiamo definito “polveriera d’Europa”. In questa infinita e logorante crisi finanziaria, Deutsche Bank, almeno qui in Italia, è rimasta sempre ai margini della discussione, non è stata mai vista come un pericolo, perché l’attenzione era sempre catturata dai problemi della finanza interna. Prima il Monte dei Paschi, protagonista assoluto per i mille motivi che già conoscete, e poi nel 2015 sostituito dall’entrata in scena dello sciagurato “bail-in” e dalle prime 4 banche italiane sacrificate nel grande esperimento del “salvataggio privato”. Di Deutsche Bank, nemmeno una parola né un allarme. In verità il nome della banca tedesca saltò agli onori della cronaca nell’estate infuocata del 2011, quando in pochi mesi e in grande segretezza DB tagliò l’esposizione sul nostro debito dell’88%, scaricando sul mercato 7 mld di BTP, facendo schizzare il nostro spread e scatenando un inferno politico ed economico che difficilmente dimenticheremo. Ma quelli furono motivi patriottici e non allarmi di rischio sistemico. Oggi, con l’avvicinarsi dei nuovi esami sulla salute delle banche (stress test) e i continui cali in Borsa, DB viene finalmente messa sotto la lente degli investigatori finanziari come tutte le cugine italiane. DB è una mina vagante, e il motivo è presto spiegato: i derivati. Secondo le ultime stime sembra che in pancia del colosso tedesco ci sia un’esposizione in strumenti rischiosi pari a 75.000 mld di $. Poco o tanto? Facciamo un paragone, se pensiamo che il Pil dell’intera Germania è di circa 4.000 mld di $ e quello mondiale è di 80.000 mld di $, il boccone in pancia della banca oltre che indigesto rischia di diventare velenoso. Le cifre sono mostruose, ma non è detto che siano un pericolo imminente, finchè i tassi rimangono a zero e la liquidità abbonda, tutto è circoscrivibile e ci si può anche guadagnare, ma se, caso imprevisto, i tassi dovessero fare anche solo un piccolo balzo ecco che la situazione diventerebbe ingestibile. Il problema è dunque comune, non solo banche italiane, ma anche banche tedesche. E’ vero, soffriamo di patologie diverse, i tedeschi troppo esposti nei derivati, e noi negli Npl, ma abbiamo un minimo comune denominatore: il rischio, loro hanno esagerato con la finanza e noi con l’economia, specie quella poco raccomandabile. Ci salveremo? La risposta è in un titolo: “Too big to fail”, troppo grandi per fallire. L’Europa farà di tutto per salvare il colosso, anche aiutare le banche italiane. PIAZZA AFFARI: senza che i puristi dell’analisi tecnica inveiscano contro di me, posso dirvi che sul nostro indice si è formato un “diamante”. Una figura che se posizionata all’estremità di una tendenza può significare inversione. Poco contano dunque i movimenti di breve, conta molto di più sapere che quest’estate potremo anche toccare quota 20.000. San Mario Draghi c’è. DEUTSCHE BANK:l’anno scorso scrissi “se DB scende mentre il Dax sale, un motivo ci sarà”. Ma questa debolezza viene da lontano: 108 mesi di ribasso massacrante con una perdita del 88%. Ora siamo entrati nell’area “rischio fallimento”, perché questo sarà il destino di DB se entro il 2017 non sarà recuperata quota 17,50. 146 anni di storia da salvare. MPS: attendo sempre che Penati mantenga la promessa fatta a Trento, un intervento simbolico sugli NPL. BUND: in punta di piedi i rendimenti sono tornati a zero. Di buon auspicio per le attività di rischio.
Atlante,
personaggio della mitologia greca, possente, capace di sostenere il
mondo. Nemmeno lui, titano dalla forza superiore, sulle cui spalle
poggiava la volta celeste è stato capace di sostenere il sistema
bancario italiano in perdurante difficoltà. Troppo pesanti le sofferenze, i crediti deteriorati (NPL), i futuri aumenti capitale e la sfiducia sul sistema. Davverò le difficoltà sono così grandi che nemmeno un titano pu sopportare? La
buona notizia è che alla testa del nuovo fondo Atlante ci potrebbe
essere Alessandro Penati, uno che le attuali difficoltà delle banche le
aveva anticipate, le ha criticate e più volte ha elencato le possibili
situazioni, insomma uno che il sistema lo conosce molto bene. La seconda buona notizia è che il fondo Atlante, probabilmente, è l'inizio della soluzione del problema. Ieri
le banche hanno festeggiato, oggi, sia per la scusa delle ipotetiche
difficoltà del fondo in vista dell'operazione Popolare di Vicenza, e sia
per la revisione al ribasso delle stime del FMI, le banche di annulare
tutti i guadagni di ieri. Finte e controfinte, continuo a pensare che le attuali debolezze, in prospettiva, siano grandi occasioni d'acquisto. Cosa che in parte ho scritto nell'intervista di sabato scorso, nell'articolo speciale su Libero. L'avete letto? Buddy "columnist", anche questa devo sentirmi dire. Qui sotto, vista l'eccezionalità, vi riporto il link. LE AZIONI DA COMPRARE, LA VIA FACILE PER LA RICCHEZZA
Buonasera, pochi e fedeli lettori coraggiosamente rimasti. In attesa del grande evento, no, non intendo l'intervento della Yellen, e nemmeno l'uscita domani di Panino e Listino ;-) Mi riferisco alla grande partita di questa sera tra Bayer di Monaco e Juventus, come tradizione e come ultima promessa che vi ho fatto, ecco qui sotto un altro dei precedenti articoli andati in stampa. Come stanno cambiando le cose rispetto al pessimismo catastrofico di inizio anno, avete notato? Ora siamo al primo step di questo recupero, o si salta oltre la staccionata per trovare una nuova prateria, o inevitabilmente si torna giù. Anche MPS sta scaldando i motori, mentre sull'Euro/Dollaro la parità che molti davano per certa, sta ora diventando sempre più un miraggio. E il petrolio? Per Goldman è da vendere, dunque ora comprare petrolio. Sul pezzo di domani troverete delle indicazioni che potrebbero stridere con quanto scritto ora. Mi spiego meglio, comprare petrolio sì, preferibilmente attraverso ETF, se proprio volete rischiare, con ETF in leva. Agli amanti della carta, domani con il paragone di un'antica "favola".
LIBERO 10 Marzo 2016
“Non si afferra il coltello che cade", uno dei
tanti proverbi di borsa, che usato in modo assoluto si trasforma in
sesquipedale sciocchezza.
Uno di questi esempi coinvolge Brembo, l’azienda dei
freni di lusso, che come la totalità del microcosmo economico, viene travolta
dalla crisi finanziaria del 2008.
Il titolo crolla, fagocitato dall’intero listino,
che siano banche o industrie, non conta, tutto viene spazzato dalle enormi
zampe dell’orso. E’ il momento degli affari, ma al primo sibilo di “io comprerei”,
subito scatta l’ammonizione dell’antico proverbio.
E’ vero, ricordando quei momenti, ritornano alla
mente i comunicati dalla Val Brembana, un bollettino di guerra: la crisi
dell’auto, lavoratori a rischio, il fatturato in caduta. Non è facile, ma qui
stavamo parlando dell’eccellenza della manifattura meccanica italiana, e non di
una qualsiasi banca, stremata dall’epidemia finanziaria e ridotta in stato
comatoso. Se non compri quando crolla, quando è in saldo, quando compri? I
grandi investitori sono quelli che guardano oltre la crisi.
Brembo era scesa fino a 1,80€, capitalizzando poco
meno di 300 milioni. Chissà perché in borsa ciò che vale poco incute timore,
mentre ciò che vale di più è considerato un affare. E’ questo il terzo segreto
di Fatima.
Oggi, 7 anni dopo, Brembo vale 43€, 2.900€ di
capitalizzazione, una rivalutazione del 2.050%, l’affare di una vita. Oggi
sopra 40 si vende e si compra compulsivamente, i trader se la strappano di
mano, e immagino siano gli stessi che sotto 6€ scappavano dal titolo.
Brembo mi fa ritornare alla mente un caso vissuto in
prima persona, quando lavoravo agli ordini di un ex dirigente d’impresa. Era il
2002, in una mattina di Novembre mi chiamò e mi disse: “Fox, la ABB non può
fallire, vorrei comprarne molte e tenere più a lungo possibile, che ne dici?”
Il titolo quotava 2 franchi ch, comprammo, ma dopo
il primo 100% di guadagno, il proposito del lungo termine era già dimenticata.
E di 100% in 100% il titolo toccò 30, in soli 5 anni. Difficile mantenere le
promesse nella vita, in borsa ancor di più.
Ricordate sempre, comprare e vendere sono esercizi difficili,
ma è la gestione il più complicato di tutti. E’ forse vero che solo chi
dimentica, alla fine, riesce a fare il grande affare?
PIAZZA AFFARI: tutti in attesa spasmodica di Draghi.
Chi guarda i mercati con distacco, sa che questi momenti sono solo “colore”,
non sono le giornate che tracciano il solco. Il 9 Marzo 2009 (io c’ero), non
accadde nulla di eclatante, una giornata negativa come tante, ma fu il giorno di minimo a Wall Street, 7 anni
dopo quel livello fu triplicato. Siamo in risalita, se tutto va bene, si sale
fino ad Aprile, 18.800/19.000 i primi ostacoli.
DRAGHI: “comprare azioni”, è quanto chiede in sogno
ogni piccolo azionista a Super Mario. Quale potrà essere la mossa eclatante
della Bce? Aumentare la liquidità? Serve a poco. Tassi ancor più negativi?
Deleterio, ma tornare indietro sarebbe peggio. Qui bisogna allargare il
perimetro, a obbligazioni societarie e agli Npl cartolarizzati delle banche. Bisogna
rimediare al 3 Dicembre.
09/03/2009, ci sono date che rimangono indelebili nella vita di ogni persona, voi ricordate ancora dove eravate e cosa stavate facendo quel giorno? Un giorno come un altro, all'apparenza, un giorno di ribasso come tanti altri in quel momento, eppure, nonostante non fosse successo nulla di eclatante, quello è il giorno che segna il minimo dei mercati della nostra generazione. Minimo per Wall Street, da quel giorno, sono passati 7 anni (la crisi del settimo anno?), gli indici americani si sono più che triplicati. Da quel momento a oggi, non si è verificata nessuna delle catastrofi che i ribassisti, portati in gloria dopo la crisi del 2008 avevano paventato e previsto. Oggi, in una delle tante fasi di turbolenza che ciclicamente si creano in un ciclo rialzista, si ricomincia da Mario Draghi, l'eroe dei nostri tempi, il salvatore della patria per l'Italia. Cosa farà domani? Cosa verrà estratto dal cilindro per appagare l'attesa fin troppo angosciante che si è creata sui mercati? Domani su Panino e Listino troverete alcune ipotesi, più i soliti temi operativi. E il ricordo torna al 2009, a Brembo e a cosa vuol dire veramente cogliere le occasioni. Come promesso, qui sotto uno dei vecchi articoli, ovviamente senza i temi operativi. A domani
LIBERO 18 Febbraio 2016
Dicevano i vecchi saggi di borsa: “le tendenze si
assomigliano fino a quando qualcuno lo scopre”. Le similitudini esistono,
finché la massa non se ne accorge e il gioco finisce. Non siamo così ingenui da
credere che tutto, nel tempo, si ripeta meccanicamente, sarebbe troppo facile,
ma quello che sta accadendo in questo inizio d’anno ha le fattezze di un mostro
inquietante e già visto: l’Euro grizzly.
Ve la ricordate la crisi dell’Euro?
Nel 2011 le borse subirono un forte tracollo, Piazza Affari
scese da quota 22.000 a 14.000, in termini percentuali fu peggio di quanto
visto fino a ora, in pericolo era l’Europa,
e nonostante questo la moneta unica si rivalutava, più o meno come oggi, la
differenza è nello strumento usato per attaccare: cinque anni fa si colpirono i
Btp e tutti i titoli di stato dei paesi periferici, oggi invece sotto attacco
sono le banche. Nel 2011 l’obiettivo era affondare l’Euro, oggi il bottino sono
gli NPL, i famosi crediti inesigibili
che tanta gola fanno alla speculazione internazionale.
Gli NPL, croce per qualcuno, delizia per
altri. Le banche si trovano in pancia qualcosa come circa 200 miliardi di crediti
incagliati, impacchettati come lo furono i titoli tossici delle banche Usa,
verranno offerti al mercato a un prezzo, scontato, che è già stato messo a
bilancio. Ma per la speculazione
internazionale quel prezzo è troppo alto, vuole strappare più sconto, e sa che
il tempo gioca a suo favore. Le banche italiane non possono attendere, devono
liberarsi il prima possibile della loro tossicità, e qui ritorna la manovra
affondamento, più i titoli calano in borsa e più si costringe a vendere gli NPL
con precipitosità e con prezzo ancor più svalutati.
La salvezza? Mario Draghi. Nel 2012 gli
bastò parlare, la formula magica “whatever we takes” spazzò via le nuvole e
tornò il sole, oggi si dovrà fare molto di più. Si dice che le Banche Centrali
abbiano finito le munizioni, questa è una sciocchezza sesquipedale. Frasi
ripetute prima dei “tassi zero” e anche dopo il primo “QE”: le vie delle Banche
Centrali sono infinite, come le loro munizioni eanche gli arsenali. Ciò che mi
preoccupa è che nonostante gli sforzi di Draghi e l’artiglieria usata (e
potenziale), al netto dei mercati finanziari, non si vedono ancora risultati strutturali.
La guerra di Draghi, Yellen e Kuroda, rischia di trasformarsi in un nuovo
Vietnam.
PIAZZA AFFARI:carnevale è finito e
dunque abbiamo scherzato? Pronti a ripartire? Siamo già partiti. Comprare era
la cosa giusta, ma se nel 2011 ci sono voluti 6 mesi per cadere del 35%, qui ci
sono volute poche settimane per fare quasi altrettanto. Questo ribasso è troppo
cattivo e violento per non avere un significato. Attenzione a 18.000.
BOLZONI: avete capito a cos’è servito
questo ribasso?A comprare i gioielli
sacrificati. Avevo appena analizzato il titolo, ero pronto a segnalarlo quando,
è arrivata l’OPA. Peccato! I segnali c’erano. Ricordate sempre, quando c’è
chiasso su un titolo, o è già tutto fatto o non succederà nulla. Quando invece un
rialzo passa sotto traccia, bisogna comprare. D’altronde questo era un titolo
“DOT” (denominazione di origine tamburiana) una certificazione di assoluta
qualità.