E' improvvisamente nella notte arrivò il golpe, un tentativo, e si tornò a tremare. Guarda caso un golpe di venerdì, nel weekend, giusto per non disturbare i mercati. Qualcuno stava già per pronunciare quelle due parole che molti hanno iniziato a temere: cigno nero, quando invece non è successo nulla di nulla. Un golpe probabilmente fasullo, o preparato con grande incompetenza o forse semplicemente sottovalutando la forza del sultano, dall'altra parte dei mercati che sembrano ormai immuni a tutti. O forse la risposta è un'altra, i mercati hanno una direzione, una tendenza principale, e qualunque cosa succeda, in quella direzione andranno. Domani su "Panino e Listino" uno speciale su DEUTSCHE BANK, una banca su cui ho accennato molto, quando ancora i media tacevano. DEUTSCHE BANK, un po' di storia, un po' di numeri, ma anche delle previsioni, fino all'estremo. O si agisce, oppure la purga turca, in confronto, sarà un semplice lassativo. Qui sotto l'ultimo "panino e listino", la storia di RCS e la mia intuizione di OPA. Cairo ha vinto, non è tanto una previsione azzeccata, ma è un buon auspicio per il futuro.
LIBERO 14 Luglio 201
In principio fu Gemina, lustrini e paillettes della
finanza italiana, il salotto dove si riuniva il gotha, ed è proprio in quel
luogo che in un piccolo cassetto veniva custodito e conservato il Corriere
della Sera, il fiore all’occhiello dell’editoria, il potere.
2001, anno 1 dc, inteso come “dopo Cuccia”, non me
ne voglia Bazoli, ma era l’ometto il dio della finanza italiana, Gemina non
conta più, ora c’è Hdp un negozio di merceria, c’è un po’ di moda (Fila e
Valentino), qualche cianfrusaglia, ma è sempre il Corriere il gioiello della
casa. A capo c’è il vecchio Romiti, che senza il protettore di Mediobanca può
poco o nulla, infatti in pochi anni gli tolgono il trono di sotto e lo
spediscono in Cina. Nasce RCS, si quota in borsa, diventa la bella del Listino,
tutti la vogliono ma nessuno la piglia, la controllano, qualche sveltina ogni
tanto, ma nessun impegno ufficiale, troppo esigente e troppo costosa da
mantenere.
Nel 2005 arrivano i “furbetti del quartierino”, uno
di loro ci prova, si chiamava Ricucci e tenta di fare il “furbetto di
Solferino”. Ma come Icaro, si avvicinò troppo al sole e si bruciò le ali. Nella
lotta con Don Diego (Della Valle) tra chi aveva la chioma più folta, perde
miseramente.Da lì in poi è una sfilza di
insuccessi per Rcs, che culmina con la vendita della sede.
Oggi RCS torna alla ribalta con un bel duello a
colpi di rilancio, Cairo contro Bonomi, bisogna scegliere. Io l’ho fatto e voi?
Volete il guadagno istantaneo, o finalmente volete un editore e un piano
industriale, che ha si bisogno di tempo, ma che potrebbe avere lunga vita?
Due cose buone ci regala questa esperienza, un
combattimento da vero mercato, e un messaggio: “i rendimenti passati non sono
indicativi di quelli futuri” da scolpire a chiare lettere davanti a ogni brochure
e futuro piano di investimento.
PIAZZA AFFARI: Padoan, Merkel, Schauble, a chi il
merito? Guardate lo Yen e avrete la risposta. Ora non bisogna perdere il ritmo,
prossimi giorni decisivi. Sopra 17.200 salutatemi la Brexit.
La domanda è sempre la stessa: meglio l'uovo oggi o la gallina domani?
Siamo sempre più vicini al finale del gran duello, chi vincerà, Bonomi o
Cairo? Mi correggo chi merita di vincere, chi può far brillare di nuovo
il Corsera: Bonomi o Cairo? Domani su "paninoelistino" Libero provo a raccontare RCS, a modo mio. Sempre più ristretto, ma questa volta merita, fidatevi di me Qui sotto, vi ripropongo alcuni degli ultimi pezzi dove ho trattato il tema RCS. Il primo è del 3 Marzo, nel giorno dell'operazione La Repubblica Stampa, ricordate? Il giorno successivo il titolo scese molto, vendevano, quando invece io scrivevo di comprare, e sicuramente qualcuno l'ha fatto, ed ha fatto bene.
LIBERO 3 Marzo 2016 Barclays contro Royal Bank of Scotland, grandi blasonate a singolar tenzone. Scontro tra titani, la monarchia finanziaria a duello sul floor di borsa. Ed è un duello per cuori impavidi, da una parte i rialzisti di Barclays che attraverso un attenta analisi su utili, sentiment e situazione macroeconomica, ai primi di Febbraio avvisarono dell’occasione: “l’attuale caduta è una buy opportunity”; dall’altra RBS che per bocca della sua punta di diamante Andrews Roberts, a inizio anno avvertì i clienti di aspettarsi una preoccupante negatività, su azioni con cali entro il 20% e soprattutto su materie prime, Petrolio in particolare, con cali fino a 26$ e successivi “sprofondi” fino a 16$. In sintesi, per Barclays, che fa la parte del Toro, è tutto da comprare, anche per il semplice fatto che sono tutti pessimisti, mentre per RBS, l’orso, è tutto da vendere. Analisi sensate, seppur estreme, nulla da eccepire, quello che non capisco è perché un investitore si debba affidare alle previsioni di due banche che, seppur blasonate, nonostante l’attuale bengodi finanziario, da parecchi trimestri continuano a registrare bilanci in perdita costante. In particolare RBS, di proprietà ancora dello stato, che dall’opulenza di Goodwin in poi ha sempre e solo perso. Otto anni, non in Tibet, ma in rosso. E’ vero, non c’è solo la gestione, ma come mai la bravura non si trasferisce ai conti di bilancio? Per non parlare di quelle tedesche, a proposito, gli ultimi aggiornamenti dicono che la bomba derivati farà esplodere Deutsche Bank nel 2017. Probabilmente la finanza italiana non è poi così brutta, sporca e cattiva come i mercati hanno tentato di dipingerla, anzi, banche come Unicredit che attualmente girano a 7 volte gli utili, sono regalate, altra spiegazione non vedo, se non un futuro fallimento, a mio avviso improbabile. Per non parlare della zitella MPS, che ancora nessuno vuole sposare, vale ancora 50 cents, la metà di un caffè. L’hanno talmente perquisita e rivoltata che le sue azioni, tanto puzzavano di fallimento, tanto ora profumano di rialzo. Il made in Italy, come nella moda e nel cibo, anche nella finanza non è poi così male, specie se in saldo. PIAZZA AFFARI: Di Caprio, uno che gli orsi li sa combattere. La vittoria dell’Oscar deve aver messo in fuga più di un ribassista. Battute a parte, Marzo inizia nel migliore dei modi. Non siamo tornati a 16.000, è vero, ma non sempre è necessario essere chirurghi in borsa, molte volte è più utile essere pittori e saper dipingere il paesaggio. A 18.800 ci sono degli ostacoli, ma si può rimbalzare molto di più. RCS: l’editoria si infiamma. Marchionne potrebbe accendere il Corriere della Sera, qui si può salire fino a 0,80. Basta solo stuzzicare la fantasia per volare molto più in alto. CAIRO: attenzione a questo titolo, perché potrebbe essere protagonista nella futura battaglia RCS. In rampa di lancio. NASDAQ: per Buffett è il momento di comprare azioni in “modo aggressivo”. A mio avvisto WS ora può suturare la ferita aperta a inizio anno. 4.900 oltre non vado. BUND: secondo Bill Gross lo short era “l’occasione della vita”. Un anno dopo, visti i risultati forse intendeva “andate short e vi toglierete la vita”. Si sale ancora, state fuori, qui si rischia di bruciarsi. AEDES: i dirigenti non saranno analisti finanziari, ma se comprano, un motivo ci sarà. E’ tra i “magnifici 7”. BET: 0,50 è un livello ostico, ma chi ha comprato a 0,36 ha fatto l’affare dell’anno. Azione DOT. TREVI: dopo tanto accumulo, adesso si punta in alto.
LIBERO 10 Marzo 2016 “Non si afferra il coltello che cade", uno dei tanti proverbi di borsa, che usato in modo assoluto si trasforma in sesquipedale sciocchezza. Uno di questi esempi coinvolge Brembo, l’azienda dei freni di lusso, che come la totalità del microcosmo economico, viene travolta dalla crisi finanziaria del 2008. Il titolo crolla, fagocitato dall’intero listino, che siano banche o industrie, non conta, tutto viene spazzato dalle enormi zampe dell’orso. E’ il momento degli affari, ma al primo sibilo di “io comprerei”, subito scatta l’ammonizione dell’antico proverbio. E’ vero, ricordando quei momenti, ritornano alla mente i comunicati dalla Val Brembana, un bollettino di guerra: la crisi dell’auto, lavoratori a rischio, il fatturato in caduta. Non è facile, ma qui stavamo parlando dell’eccellenza della manifattura meccanica italiana, e non di una qualsiasi banca, stremata dall’epidemia finanziaria e ridotta in stato comatoso. Se non compri quando crolla, quando è in saldo, quando compri? I grandi investitori sono quelli che guardano oltre la crisi. Brembo era scesa fino a 1,80€, capitalizzando poco meno di 300 milioni. Chissà perché in borsa ciò che vale poco incute timore, mentre ciò che vale di più è considerato un affare. E’ questo il terzo segreto di Fatima. Oggi, 7 anni dopo, Brembo vale 43€, 2.900€ di capitalizzazione, una rivalutazione del 2.050%, l’affare di una vita. Oggi sopra 40 si vende e si compra compulsivamente, i trader se la strappano di mano, e immagino siano gli stessi che sotto 6€ scappavano dal titolo. Brembo mi fa ritornare alla mente un caso vissuto in prima persona, quando lavoravo agli ordini di un ex dirigente d’impresa. Era il 2002, in una mattina di Novembre mi chiamò e mi disse: “Fox, la ABB non può fallire, vorrei comprarne molte e tenere più a lungo possibile, che ne dici?” Il titolo quotava 2 franchi ch, comprammo, ma dopo il primo 100% di guadagno, il proposito del lungo termine era già dimenticata. E di 100% in 100% il titolo toccò 30, in soli 5 anni. Difficile mantenere le promesse nella vita, in borsa ancor di più. Ricordate sempre, comprare e vendere sono esercizi difficili, ma è la gestione il più complicato di tutti. E’ forse vero che solo chi dimentica, alla fine, riesce a fare il grande affare? PIAZZA AFFARI: tutti in attesa spasmodica di Draghi. Chi guarda i mercati con distacco, sa che questi momenti sono solo “colore”, non sono le giornate che tracciano il solco. Il 9 Marzo 2009 (io c’ero), non accadde nulla di eclatante, una giornata negativa come tante, ma fu il giorno di minimo a Wall Street, 7 anni dopo quel livello fu triplicato. Siamo in risalita, se tutto va bene, si sale fino ad Aprile, 18.800/19.000 i primi ostacoli. DRAGHI: “comprare azioni”, è quanto chiede in sogno ogni piccolo azionista a Super Mario. Quale potrà essere la mossa eclatante della Bce? Aumentare la liquidità? Serve a poco. Tassi ancor più negativi? Deleterio, ma tornare indietro sarebbe peggio. Qui bisogna allargare il perimetro, a obbligazioni societarie e agli Npl cartolarizzati delle banche. Bisogna rimediare al 3 Dicembre. RCS: alla presentazione del libro di Gasbarro “Rischio banche”, Nicola Porro e Massimo Fracaro (penne raffinate) discutono anche della crisi della stampa. I giornali non ci saranno più tra 10 anni? Eppure Buffett compra. Una RCS senza padrone a me piace molto. FIDIA: non sempre il mercato è capace di apprezzare i bilanci. Qui i numeri promettono bene, chissà se Tamburi ha mai dato un’occhiata a questa bellezza.
LIBERO 14 Aprile 2016 “Ogni qualvolta Wally sarà esuberante la Fed si farà severa sui tassi, viceversa, sulle debolezze tornerà a essere caritatevole”, questa in sintesi l’interpretazione di Fugnoli, grande filosofo dei mercati, sulla tattica che la Yellen attuerà nei prossimi mesi. E’ giovedì 7 Aprile, sono le 17,25, 5 minuti alla chiusura di Piazza Affari, con Milano in profondo rosso, al “salone del risparmio” sta per andare in onda la conferenza più attesa, quella di Kairos, nel frattempo ho già impostato una serie di acquisti sul mio smartphone. Quali? Banche ovviamente, Mps e Carige su tutte. Contemporaneamente, da Roma mi arriva un sms, è un caro amico, un ottimo analista di una banca estera, mi scrive un sms molto confortante: “Buddy ci siamo, questo o poco sotto è il minimo, adesso si riparte”. Sul palco sono appena saliti due baldi giovani della cantera di Kairos, in panchina e in prima fila il maestro Fugnoli, in ammirazione e quasi compiaciuto dalle nuove leve, riscalda i suoi muscoli. Quando arriva la sua ora, in sala subito la temperatura sale, le orecchie sono tese, un pubblico smanioso di sapere dove dovrà spostare i capitali per avere lauti rendimenti. Cabrini non perde tempo e fischia l’inizio dell’intervista, ed è subito un florilegio di indicazioni: azioni, bond, valute, Fugnoli non lesina consigli, sempre molto prudente ma altrettanto preciso. La positività sui Mercati Emergenti, questa è la grande novità! Cina, Turchia e Russia, per motivi diversi, sono i cavalli favoriti. Valute e Bond in particolare, di azioni compriamone meno. Benedetta Craveri, raccontando l’avvento al trono di Luigi XVI, scriveva: “niente era più bello che avere vent’anni nel 1774”. Fra molti, raccontando l’avvento al trono di Draghi, Yellen e Kuroda qualcuno scriverà, niente era più bello che investire in borsa nel 2015, dove liquidità, tassi zero e stimoli monetari, crearono una situazione unica per l’investimento in azioni. Dopo, sarà il diluvio. PIAZZA AFFARI: “non sanno più cosa inventarsi per portare l’indice a 22.000 senza far guadagnare nessuno”, è il commento arguto di un lettore. Ricordate, non esistono pasti gratis. Siamo tornati a 17.000, due perfette trappole per ribassisti (venerdì su giovedì e mercoledì su martedì), e oplà si riparte! Ripeto, sopra 19.000 è fatta. RCS: non è elegante autocelebrarsi, ma la memoria va rinfrescata. Qui della possibile operazione Cairo/Rcs avevamo ben anticipato 1 mese fa. Fiuto di volpe. Il mio obiettivo rimane sempre 0,80. Partita ancora da giocare. ALCOA: i mercato ha fame e voglia di salire, sono molti gli indizi ad indicarlo. Uno è su Alcoa, il titolo sale prima dei conti, scende successivamente su numeri deludenti, e il giorno dopo riparte in tromba spiazzando tutti. Toro (rialzo) scatenato. EXXON: a guardare Exxon, ma soprattutto Chevron, viene in mente solo una cosa: il petrolio, presto, se non a brevissimo, è pronto a fare un’altra sparata. Attenzione a lamentarsi del petrolio troppo basso. EURO/$: anche Fugnoli è d’accordo con il sottoscritto, non ci sarà la parità.
LIBERO 29 Giugno 2016 “Lei deve diversificare” sembra essere questa la formula per evitare i rischi. Poi arriva una giornata come Venerdì 24 Giugno e tutto viene cancellato come se fosse scritto sulla sabbia. Avete presente i 3 porcellini? Questa volta il lupo, o meglio l’Orso (l’animale del ribasso) ha spazzato via tutto, anche la casa di mattoni. Ieri (oggi per chi legge), il rimbalzo c’è stato, uno sganassone e l’Orso è finito al tappeto, sembra che Bud Spencer, prima di lasciarci, abbia voluto farci un ultimo regalo. Temo però che non basterà, ci saranno ancora colpi al ribasso. Nel mare dei mercati, le banche cercano aiuto, sono ferite, e mentre la politica si perde in discussioni e tentennamenti, gli squali continuano a pasteggiare. Italia, banche, ci risiamo, siamo sempre il pesce grosso, il più prelibato per la speculazione, ed ecco che tornano a suonarci come tamburi. Cambia lo strumento, non più vendendo i BTP, c’è Draghi a proteggerci, ma attraverso le banche, e così che si apre la breccia di Porta Pia per entrare in Italia, ma questa volta non per liberarci, ma per farci nuovamente ostaggi. Banche italiane e internazionali, ci risiamo, nel 2008 fecero indigestioni di titoli tossici, grandi guadagni, e poi i mal di pancia vennero a noi. Oggi è la volta dei titoli di stato, accumulo senza diversificare, aspettando la mano santa di Draghi, senza valutare i possibili rischi che ora, proprio a causa della liquidità (i QE) si sta amplificando. Eppure il messaggio che sta passando è un altro: la colpa sono i referendum. Sabato il Sole24Ore titolava: “Shock Brexit, Europa Svegliati”. Tutta colpa della Brexit (per Greenspan è solo la punta dell’iceberg), è molto più facile, intanto il mercato picchia. E’ stato così nel 2008, perché le crisi si manifestano sempre con una faccia, ma il più delle volte è solo una maschera, il volto feroce si nasconde dietro, purtroppo lo si scopre solo quando i danni sono fatti. In Estate si aprirà una finestra per respirare, a differenza del pensiero comune che si aspetta una stagione di grandi turbolenze, io sono piuttosto tranquillo, perché dopo quest’ultimo sfogo al ribasso, si potrà comprare e stare in spiaggia con tranquillità. L’anno scorso pensavo il contrario, ricordate? Un riposo, prima della battaglia d’autunno, momento in cui dovremo essere in piena forma per la grande resistenza. Voglio fare un appello al premier Renzi, la prego, metta in salvo il prima possibile il sistema finanziario italiano, perché quest’autunno il rischio è che l’attuale crisi si trasformi in un meteorite in grado di colpirci. E noi non vogliamo che le nostre banche facciano la fine dei dinosauri vero? PIAZZA AFFARI: come una rondine non fa primavera, così due corna non fanno spuntare il toro. Un rimbalzo c’è stato, ma temo di dover rivedere al ribasso gli obiettivi della ripartenza: 14.500/14.000. Forza, manca poco, poi sarà un’Estate di grande respiro e rimbalzo. INTESA: lodevole il coraggio di Messina (ad della banca), non solo si è messo come scudo in difesa del sistema, ma ha aggiunto che per fermare il “bail-in” si sarebbe incatenato al Parlamento. Purtroppo la banca continua a cedere. Avevo scritto che sotto 2,15 era tragica. Così purtroppo è stato. Lo sapete qual è il prezzo del rischio futuro? Di nuovo 0,80. In attesa del grande salvataggio, ancora piccoli ribassi, prima della ripartenza. RCS: 0,80 prezzo centrato in pieno. Ora attendiamo sviluppi, sapendo che quel prezzo non ce lo toglie nessuno, nemmeno la Brexit. SP500: obiettivo correzione intorno a 1.900, poco sotto, poco sopra. Da lì può ripartire tutto. E’ sempre Wall Street a dare la carica al Toro. STERLINA: se perde le borse scendono e viceversa. In questa fase, è la moneta inglese il termometro di mercato. 0,8080 è il supporto con l’Euro. Mentre contro Dollaro, la Sterlina rischia anche 1,25. BUND: quando vedi un titolo di stato, così “grosso” e importante, rimanere sotto zero, capisci che il problema non è la Brexit, ma il debito. E l’eccesso di liquidità, dovuta ai QE, questo problema lo amplifica. Prima o poi la “supernova” scoppierà, stiamo short. TWITTER: 14$ circa, il nostro prezzo d’acquisto è lontano, e si sale. Ricordate Facebook? Sotto 20$ non la voleva nessuno, quasi nessuno.
Chi non ha comprato Mercoledì Libero, si è perso non solo lo "SPECIALE BREXIT", ma anche la "paginata" quasi tutta per me, era a pag.3 Son soddisfazioni. Ecco il pezzo.
“Lei deve diversificare” sembra essere questa la
formula per evitare i rischi. Poi arriva una giornata come Venerdì 24 Giugno e
tutto viene cancellato come se fosse scritto sulla sabbia. Avete presente i 3
porcellini? Questa volta il lupo, o meglio l’Orso (l’animale del ribasso) ha
spazzato via tutto, anche la casa di mattoni.
Ieri (oggi per chi legge), il rimbalzo c’è stato,
uno sganassone e l’Orso è finito al tappeto, sembra che Bud Spencer, prima di
lasciarci, abbia voluto farci un ultimo regalo. Temo però che non basterà, ci
saranno ancora colpi al ribasso. Nel mare dei mercati, le banche cercano aiuto,
sono ferite, e mentre la politica si perde in discussioni e tentennamenti, gli
squali continuano a pasteggiare.
Italia, banche, ci risiamo, siamo sempre il pesce
grosso, il più prelibato per la speculazione, ed ecco che tornano a suonarci
come tamburi. Cambia lo strumento, non più vendendo i BTP, c’è Draghi a
proteggerci, ma attraverso le banche, e così che si apre la breccia di Porta
Pia per entrare in Italia, ma questa volta non per liberarci, ma per farci
nuovamente ostaggi.
Banche italiane e internazionali, ci risiamo, nel
2008 fecero indigestioni di titoli tossici, grandi guadagni, e poi i mal di
pancia vennero a noi. Oggi è la volta dei titoli di stato, accumulo senza
diversificare, aspettando la mano santa di Draghi, senza valutare i possibili
rischi che ora, proprio a causa della liquidità (i QE) si sta amplificando.
Eppure il messaggio che sta passando è un altro: la
colpa sono i referendum. Sabato il Sole24Ore titolava: “Shock Brexit, Europa
Svegliati”. Tutta colpa della Brexit (per Greenspan è solo la punta
dell’iceberg), è molto più facile, intanto il mercato picchia. E’ stato così
nel 2008, perché le crisi si manifestano sempre con una faccia, ma il più delle
volte è solo una maschera, il volto feroce si nasconde dietro, purtroppo lo si
scopre solo quando i danni sono fatti.
In Estate si aprirà una finestra per respirare, a
differenza del pensiero comune che si aspetta una stagione di grandi turbolenze,
io sono piuttosto tranquillo, perché dopo quest’ultimo sfogo al ribasso, si
potrà comprare e stare in spiaggia con tranquillità. L’anno scorso pensavo il
contrario, ricordate?
Un riposo, prima della battaglia d’autunno, momento
in cui dovremo essere in piena forma per la grande resistenza.
Voglio fare un appello al premier Renzi, la prego,
metta in salvo il prima possibile il sistema finanziario italiano, perché
quest’autunno il rischio è che l’attualecrisi si trasformi in un meteorite in grado di colpirci. E noi non
vogliamo che le nostre banche facciano la fine dei dinosauri vero?
PIAZZA AFFARI: come una rondine non fa primavera,
così due corna non fanno spuntare il toro. Un rimbalzo c’è stato, ma temo di
dover rivedere al ribasso gli obiettivi della ripartenza: 14.500/14.000. Forza,
manca poco, poi sarà un’Estate di grande respiro e rimbalzo.
INTESA:lodevole il coraggio di Messina (ad della
banca), non solo si è messo come scudo in difesa del sistema, ma ha aggiunto
che per fermare il “bail-in” si sarebbe incatenato al Parlamento. Purtroppo la
banca continua a cedere. Avevo scritto che sotto 2,15 era tragica. Così
purtroppo è stato. Lo sapete qual è il prezzo del rischio futuro? Di nuovo
0,80. In attesa del grande salvataggio, ancora piccoli ribassi, prima della
ripartenza.
RCS: 0,80 prezzo centrato in pieno. Ora attendiamo
sviluppi, sapendo che quel prezzo non ce lo toglie nessuno, nemmeno la Brexit.
SP500: obiettivo correzione intorno a 1.900, poco
sotto, poco sopra. Da lì può ripartire tutto. E’ sempre Wall Street a dare la
carica al Toro.
STERLINA: se perde le borse scendono e viceversa. In questa fase,
è la moneta inglese il termometro di mercato. 0,8080 è il supporto con l’Euro.
Mentre contro Dollaro, la Sterlina rischia anche 1,25.
BUND: quando vedi un titolo di stato, così “grosso”
e importante, rimanere sotto zero, capisci che il problema non è la Brexit, ma
il debito. E l’eccesso di liquidità, dovuta ai QE, questo problema lo
amplifica. Prima o poi la “supernova” scoppierà, stiamo short.
TWITTER: 14$ circa, il nostro prezzo d’acquisto è
lontano, e si sale. Ricordate Facebook? Sotto 20$ non la voleva nessuno, quasi
nessuno.
Alla pioggia di critiche Marchionne ormai ci è abituato, meno alla pioggia di vendite azionarie. Perchè se fino a oggi le contestazioni arrivavano da lavoratori, sindacati e politici e gli unici a essere contenti erano gli azionisti, dopo la seduta di oggi che si è concluso con uno dei ribassi peggiori per il titolo Fiat, alla fila della critica si accodano anche quest'ultimi.
Critiche che non solo sono rivolte a Marchionne e alla Fiat, ma che sicuramente saranno indirizzate anche al sottoscritto perchè doveva avvisare di liquidare la posizione, vendere e magari ora o chissà quando, rientrare.
La tradizione vuole che per Fiat la giornata dei conti sia spesso, a livello azionario, un momento di delusione. In passato abbiamo già visto un meno 5%, o peggio anche un meno 7%, tutti ribassi nel tempo riassorbiti, ma però si era visto un meno 11%.
Certo si poteva vendere, se avessi immaginato un ribasso del genere poteva essere valida una strategia d'uscita, anche solo con metà posizione, ma a livello di strategia generale, con una visione di medio termine, continuo a pensare che non sia la soluzione migliore.
Perchè credo in Marchionne, perchè credo nella strategia internazionale di Fiat, perchè credo a un ciclo rialzista di lungo termine che non potrà evitare di coinvolgere anche il titolo Fiat e perchè gli stessi che oggi pensano che la soluzione migliore era vendere Fiat, sono gli stessi che sotto 4 euro evitavano l'accumulo oppure si lamentavano che il titolo continuasse il laterale, e magari, dal titolo sono usciti prima del decollo. Oggi, nonostante il tonfo del 11%, da quei 4 euro siamo ancora sopra più del 50%, è questo che fa la differenza, questo è il valore aggiunto.
E se un giorno, con tutti i condizionali e le cautele del caso, se le cose volgeranno a nostro favore, ci troveremo una Fiat con una quotazione intorno ai 20 euro, ricorderemo la giornata di oggi, non come un momento di sconforto, ma come spesso accade, con il rammarico di chi non ha saputo guardare lontano, perdendo l'ennesima occasione della sua vita di Borsa.
In attesa delle decisioni che prenderanno domani Draghi e la Buba, vi lascio in compagnia del pezzo in edicola la scorsa settimana: se Boskov fosse stato un operatore di Borsa. Un tentativo fantasioso e sperimentale, come al solito i Mercati Finanziari alla portata di tutti. Se non vi è piaciuto, almeno vi sarete divertiti.
E del pezzo di oggi, che ne pensate? Vi ritrovate? Ieri sera letto sul pc, mi sembrava un po' malmostoso, con qualche handicap, letto oggi sul giornale mi sembrava avesse una cera diversa, più colorita e piacevole.
Inutile scrivere che per domani mi aspetto una reazione dai mercati, sia dall'Europa, "effetto Draghi" e come è ormai tradizione per quest'anno, a traino il Nasdaq e tutta Wall Street, allontanandosi il più possibile dalla soglia chiave dei 4,000.
Telecom bene, per dirla in linguaggio astrologico, in questo momento si trova Saturno contro, ma è evidente che con un ritorno di positività generale, Telecom si trova in prima fila per fare il grande allungo.
Titoli finanziari in genere che devono reagire, l'attesa per domani in questo settore è ancora maggiore.
Per quanto riguarda BE, quanto scritto oggi, è tutto confermato.
Domani tutti con il casco ben allacciato, pronti a lanciarsi per salvare il Toro.
LIBERO 30 Aprile 2014
“MIB 50,000, è il titolo del mio nuovo libro”:
esordisce con la consueta esuberanza l’analista Francesco Caruso, lanciando
subito un target pirotecnico. Boskov diceva: “un grande giocatore vede
autostrade dove altri solo sentieri”, chissà cosa avrebbe pensato di Caruso che
per Piazza Affari l’autostrada la vede addirittura a 4 corsie. E’ Martedì 15
Aprile, le borse sono in chiusura, giornata rosso pesante (-2%), nuovamente
graffiata dalle zampate dell’orso russo, all’auditorium della Pop Milano si
confrontano 4 operatori di mercato: Caruso, Cecere, Claudia Segre e Lupotto,
ognuno protagonista di un settore diverso. Si dibatte di diverse tematiche, ma le principali
rimangono Borse e Spread. Il ribasso odierno sembra non spaventare nessuno, ma
se per alcuni (Caruso) è un’occasione di acquisto, per altri (Cecere) potrebbe
essere il preludio di una situazione che va a complicarsi. Se Caruso potrebbe
essere definito un pittore dell’analisi tecnica, Cecere ne è l’architetto, più
attento e meno impulsivo, entrambi hanno in testa una visione rialzista per
Milano, ma è il disegno a essere differente: Caruso con la spietatezza
dell’animal spirit dichiara “forte correzione, prima del gran rialzo”,
l’autostrada a 4 corsie; mentre Cecere è più parsimonioso e raffinato,
un’analisi più sofisticata che ripercorre gli ultimi 40 anni di Borsa, e che trova una situazione simile a quella
attuale nel 1994/96, “se fosse così” sintetizza “il mercato entrerà in una
palude (ampio laterale) fino a Dicembre 2015, per poi ripartire a razzo fino al
2018”. La previsioni tranquillizza molti, ma non il sottoscritto, che il rialzo
lo vede già avviato da molti mesi. Cecere è un personaggio riservato, a fine
conferenza cerco di fermarlo per fargli notare la mia analisi e gli chiedo: “ma
non crede che la ‘palude’ da Lei indicata sia quella già vista tra la metà 2011
e la metà 2013, e il rialzo sia già in corso?” “Speriamo che abbia ragione” è
la risposta, ma non mi soddisfa. Boskov diceva “pallone entra quando Dio vuole”,
chissà se anche rialzo sarà quando Dio vorrà.
PIAZZA AFFARI: “io penso che per segnare bisogna
tirare in porta”, se Boskov invece di un allenatore fosse stato un broker avrebbe
detto: “penso che per guadagnare in Borsa bisogna comprare azioni”. E bisogna farlo in fretta, aggiungo io e
prima che l’arbitro fischi la fine della partita (il rialzo), aspettando troppo
si rischierà sì di tirare, ma di fare solo degli autogol. E’ sempre 23,000 il primo obiettivo.
ORO: Caruso lo definisce “la valvola di depressurizzazione
dei mercati”, non più correlato né all’inflazione e né alla deflazione. Non è
più un mercato interessante.
EURO/DOLLARO: per Cecere questo è un cross
ingabbiato, un continuo NON EVENTO, ma si sta caricando una molla direzionale.
Più di un rialzo dell’Euro, è probabile un rafforzamento del Dollaro.
BET: Baggio diceva “è sempre meglio far correre la
palla, la palla non suda”. In borsa potremmo tradurre “i titoli al rialzo
bisogna lasciarli correre, invece di sudare comprando e vendendo”. E la Bet
corre, da sola. L’importante però è averla.
RCS: Blackrock che da Wall Street sbarca a Piazza Affari è come cervo che esce di foresta. Più che il cervo di Boskov a me sembra il lupo di Wall Street perché oggi la finanza americana ha molta fame di Italia. Non solo le Big e le Star che oggi splendono, ma anche qualche stella oggi un po' appannata. RCS per esempio, da oggi Cairo è un po' più pesante e non si possono escludere altre sorprese prima dell'assemblea di Maggio. Meglio esserci
CARIGE MPS: "la Borsa italiana è fortemente collegata all'andamento dei bancari e questo non è accettabile" sbotta Cecere che per un attimo evade dalla sua dimensione serafica. Una situazione che per l'analista non può perdurare a lungo, ma prima che avvenga il cambiamento, volente o nolente dai bancari noi prescindiamo e gli aumenti di Carige e Mps sembrano quelle occasioni che si vedono poche volte nella vita, specie se questa è avviata all'estinzione.
TISCALI: "la partita finisce quando arbitro fischia" diceva il saggio di Novi Sad e in Sardegna, al quartier generale di Cagliari, la partita è appena iniziata. Tiscali ha rischiato la retrocessione (il fallimento) ma ora, dopo una lunga preparazione, sembra pronta al grande salto. Certo non sarà uno scudetto ma se vi ripetessi 1 euro? Vale come scommessa?
APPLE: dopo il gesto di Alves è scoppiata la banana mania, verrebbe quasi voglia di comprare azioni Chiquita, ma io preferisco sempre la mela, d'altronde l'ho già messa nelle "10 di Buddy 2014" più di così.