20 Settembre, tramonto d'Estate, 9 anni dopo Lehman, anche se la data esatta sarebbe il 15, e siamo ancora qui. Quanti sono rimasti? Quanti sono sopravvissuti? Nulla sarà più come prima, dicevano, niente più guadagni facili, niente più Toro, niente più rialzi folli, dimenticate tutto, pensate solo alle macerie, alla depressione e ai pochi cocci, alle briciole, conservatele, non vi resterà altro per nutrirvi, solo l'aria pesante della depressione. Nove anni fa quando in questo blog scrivevo "IO COMPRO", un'enorme e imperdibile occasione d'acquisto, venivo tacciato per mentecatto, il complimento più leggero era che non capivo niente. Nove anni dopo siamo qui a raccontarcela, le cose sono andate ancor meglio delle previsioni, non solo è ritornata la moda dei guadagni facili, per molti ma non per tutti, soprattutto per i soliti noti, ma oggi il denaro te lo regalono, piove dal cielo. E non è finita qui.
Domani su Panino e Listino il racconto di quel 15 Settembre 2008, com'è andata, i pericoli di ieri e quali sono i pericoli di oggi. Ovviamente tutto accompagnato dalla sala giochi dei titoli da comprare.
Ore 15.03 (09.03 a New York) di Martedì 11 Settembre 2001, quel giorno
me lo ricordo come ieri, me lo ricordo così bene tanto che vi ho
indicato non solo data e ora ma anche il giorno della settimana. Me
lo ricordo così bene perché alcuni giorni prima, leggendo alcune
previsioni di mercato mi era capitato di leggere qualcosa che sfiorava
l'esoterismo e che indicava l'11 settembre come una data discrimine tra
una reazione al rialzo e un nuovo ribasso. L'11 settembre me lo
ricordo bene, mi ricordo cosa stavo facendo in quel preciso momento, ero
in casa mia, alla scrivania davanti al mio primo PC portatile, comprato
a rate presso la mia banca, l'Ambroveneto e avevo aperto la mia prima
piattaforma di trading, Intesatrade, ve la ricordate? Vi ho aperto un
mondo che avevate chiuso e dimenticato. Avevo acceso la televisione e
su canale5 trovavo il viso di Mentana, le maratone avevano inizio, il
viso era preoccupato, dietro di lui una delle torri in fiamme, si
vaticinava di errori, l'attentato ai tempi questo sconosciuto era
un'ipotesi remota, impareremo a conoscerlo in seguito. Me lo ricordo
bene l'11 settembre, credo che ognuno di voi lo ricordi, per qualsiasi
persona è un evento che rimane indelebile nella mente, figuriamoci per
chi aveva persone care coinvolte, ma anche per chi lavorava sui mercati
che la tragedia l'ha vissuta nel proprio portafoglio. Era il mio
primo battesimo del fuoco, non tanto per il ribasso, erano ormai 6 anni
che vivevo di mercati, il panico l'avevo già conosciuto, ma qui c'era
anche l'aspetto emotivo, un'emozione che mi aveva per qualche attimo
messo in crisi. Non i miei clienti, chiamati dopo qualche minuto, li
avevo già trovati pronti a comprare. Un atteggiamento che con il passare
del tempo i mercati avrebbero smussato, perché se non sei forte i
mercati prima ti logorano e poi ti spazzano via, come un fuscello al
vento. Il giorno successivo me lo ricordo bene, mi ricordo i titoli
dei giornali che tra l'altro avevo conservato (poi a malincuore
buttati), urlavano paura, ma tra gli esperti c'erano come al solito solo
voci rassicuranti, era un'occasione per comprare, bisognava mantenere i
nervi saldi, e cose di questo genere il solito refrain. Per tutti
era una variabile nuova, Taleb lo chiamerà "cigno nero", l'instabilità e
l'insicurezza erano le malattie che successivamente avrebbero
contagiato il mondo, reale è quello dei mercati e di investitori. In
verità per chi a quel tempo aveva già accumulato un po' di esperienza
sapeva che sotto le 2 torri non c'era nulla di nuovo, ma era
semplicemente la coda velenosa di quella grande bolla scoppiata un anno
prima, nel Marzo del 2000. I mercati stavano semplicemente cercando una
scusa per continuare la discesa, la trovarono in quella tragedia, un
graffio dell'orso feroce che dopo successivi rimbalzi, nel 2002 fece
emergere scandali contabili (ricordate Arthur Andersen, Enron,
Adelphia?) che portarono l'indice a trovare un minimo tra l'Ottobre del
2002 e il Marzo 2003, quando le prime bombe in Iraq diedero energia al
toro per ripartire in mezzo a uno stupore collettivo. È la borsa Signore
e Signori. In soli 2 anni la vita di molti o di tutti era già
cambiata totalmente, stravolta, molti avevano abbandonato e come in un
matrimonio il divorzio dai mercati e dai propri risparmi era compiuto. Nel mio mi ero rifatto una vita con il mio personale studio sulla futura svalutazione del Dollaro, ma questa è un'altra storia.
E mentre il mondo intero era distratto dal panico della caduta dei
mercati e dalla paura di un nuovo mondo sconosciuto, c'era qualcosa che
di tutto questo non trovava difficoltà ma aiuto, ed erano il mercato
immobiliare che non arretrava e il mercato obbligazionario che volava. I
successivi tagli dei tassi del Maestro Greenspan che consentì agli USA
di vivere una recessione leggera, alimentarono il mostro che impareremo a
conoscere solo nel 2007, quello immobiliare, e il mostro invisibile
dell'obbligazionario che tutt'ora, 16 anni dopo ci accompagna, ancora
senza farci troppa paura. 11 settembre 2001, voi dove eravate?
Domani su Panino e Listino, l'11 Settembre visto in maniera operativa, com'eravamo e come siamo oggi, più i titoli, i cavalli di battaglia della rubrica.
Buonasera, come lo vogliamo chiamare l'ultimo movimento? "Kim trade"? "Kim bump"? "L'urlo ribassista di Kim"?
I titoli che faranno i giornali e le notizie che daranno i Tg già li
conosciamo, abbiamo qualche ruga e qualche cicatrice, tracciate come
grafici sul nostro corpo, per sapere con largo anticipo quale sarà
l'atteggiamento degli organi di informazione. Tutta colpa di Kim se le
borse scendono. È davvero così? Fino a ieri sera, la situazione con la Korea del Nord sembrava anestetizzata
e tranquilla, fino alle 23.30 quando un missile nord coreano ha lambito
il nord del Giappone. Da quel momento, futures sulle borse in
picchiata, Yen bene rifugio primario (anche se come giustamente dice
qualcuno è strano che salga la moneta del paese che in questo momento è
in "pericolo") e forte l'Oro, il copione è sempre lo stesso, movimenti
che giustificano gli eventi. La borsa fino al pomeriggio di ieri
aveva vissuto sonnacchiosa, finché è arrivato il brusco risveglio. La
quiete prima della tempesta? Non proprio perché già dal pomeriggio e
dai giorni precedenti un certo nervosismo si era percepito, un Euro che
si rafforza è un bel segnale per l'Europa e per la sua economia, un
Euro che si rafforza violentemente complica le cose, complica i piani
monetari di Draghi, complica i piani in tema di inflazione e crescita
(l'aumento della valuta equivale a una stretta monetaria cioè a un
rialzo dei tassi d'interessa), frena le esportazioni uno dei motori
dell'Europa ed è un segnale sintomo di rientro dal rischio. Ma è
un'altra ancora la spia di un forte disagio ed è l'aumento dell'Euro
accompagnato dallo schiacciamento verso lo zero dei tassi sul Bund.
Questo significa che comprando Euro i capitali arrivano in Europa, bene,
ma vengono parcheggiati nel luogo più difensivo, il Bund che ad oggi da
rendimento zero. Pur di non rischiare, non guadagno. I segnali di
tensione erano già nell'aria, i missili di Kim hanno semplicemente dato
una spinta ad un orso svogliato. Sarà solo un graffio, o sarà vero
appetito al ribasso? Un appetito ribassista che sembra aver voluto colpire solo l'Europa, perchè in tarda serata gli indici a Wall Street hanno recuperato tutto, e oggi replicano in positivo. Dunque Kim fa paura, ma solo all'Europa, verebbe da dire, o forse a far più paura è la rivalutazione dell'Euro? In Germania forse la risposta ce l'hanno.
Domani su Panino e Listino l'apertura di Settembre, il "bank holiday" e il ritorno alla piena operatività con molti, molti temi operativi. Estate Bollente? Chi l'ha vista.
Fca e Great Wall, la riproduzione della frase di Mao (e di Confucio) ai
giorni nostri, quella del gatto, di qualunque colore sia che deve in
tutti i modi prendere il topo. La frase, tradotta con i valori di
oggi diventa più o meno così: non importa quanti soldi servano,
l'importante è comprare e conquistare più aziende estere possibili.
La differenza è che questa volta, se prendiamo come parametro i
fatturati, a fare la parte del gatto è l'Italia (Fca 131 mld) mentre il
topo è cinese (GW 15 mld), un topolino che si fa forte perché alle sue spalle ha un dragone a difenderlo. Può essere che l'Italia riesca a perdere una partita con tale dislivello di forze? Scorrendo le scellerate svendite che costellano gli ultimi 20 anni d'impresa del nostro paese, sì è possibile. È possibile che l'Italia perda e si privi di un altro gioiello. Gioiello italiano, che poi la Fca si può ancora definire italiana? Per gli analisti oggi l'intero gruppo Fca vale 50 mld, mentre
attualmente capitalizza solo 17,70mld meno di quanto dovrebbe valere il
brand Jeep. Se il titolo che oggi quota 11,80 è a sconto, chissà
cosa dovevano pensare gli analisti a Gennaio quando batteva meno di 9€. E
come mai nessuno ha gridato al l'occasione ma si sono sentite solo
grida di paura? Sono sicuro che ognuno di voi conosce già la risposta. Ecco cosa avevo scritto nel Gennaio 2017, quando il titolo crollava in un giorno del 16%, sceso fin sotto 9€ e quando gran parte della stampa e dei media informavano di un nuovo "dieselgate" ipotizzando addirittura di un fallimento FCA. Cliccate qui: FCA dieselgate, rischio fallimento o semplice correzione? Un pezzo rimasto senza commenti, lanciato nel vuoto, inascoltato, ma che oggi a distanza di mesi forse qualcosa vale.
Su Panino e Listino in edicola domani su Libero, qualche altra cosa su FCA (per me rimarrà sempre Fiat), su Mario Draghi, sulle Banche Centrali e Jackson Hole, sulla correzione sempre più vicina e sulla crisi, vista dal luogo del delitto, vista da Barcellona.
Buonasera cari fedeli affezionati, avete visto cos'è successo giovedì scorso? Il rialzo sembrava veleggiare nella solita bonaccia, quando nella consueta ora aperitivo l'happy hour si è trasformato in horror hour. Le inversioni arrivano così, all'improvviso. Il Nasdaq da quasi più 1% è scivolato a -1,50% e poi recupero finale. Per me è la pietra tombale. E Milano? Continua a reggere, vuoi vedere che si è fatta il vaccino contro ogni ribasso? Milano potrà continuare a galleggiare grazie all'effetto trimestrali e allo strascico dei buoni dati economici che segnano ripresa, ma è piena Estate anche sui listini, l'aria è calda e rarefatta, il rialzo boccheggia. La correzione è iniziata, a questo rally hanno già preparato anche la lapide. Se il Toro riuscirà ad annullare anche questo tentativo allora vorrà dire che non scenderemo mai più. Domani, Giovedì, ovviamente è il giorno di Panino e Listino. Sì, anche d'Estate, anche in questa torrida Estate, in città, al mare, in montagna, in ufficio o in spiaggia, nelle roventi edicole, quelle poche aperte, troverete Panino e Listino ricco di operatività, Panino e Listino stracotto che punta tutto al ribasso, verso la correzione, verso un'Estate bollente a temperature molto elevate. Il Dow Jones intanto ha appena chiuso a 22.000, obiettivo raggiunto e ora, da qui, si va giù.
"Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough" era il 26 Luglio 2012, 5 anni fa esatti, Mario Draghi pronunciava le parole che resuscitavano il continente Europa. Euro, Italia, Btp, Spread, Borse, è come se Mario Draghi (poi diventato Super Mario) avesse detto: alzatevi e camminate, anzi, iniziate a correre. Così è stato, da allora Milano è quasi raddoppiata, e anche allora, come oggi, le voci di un fallimento del sistema erano ricorrenti, ma allora come oggi, non è successo nulla, se non un susseguirsi a ripetizione di occasioni mancate. Mario Draghi è per i mercati il nuovo Alan Greenspan, l'ho sempre scritto e nessuno me lo toglierà dalla testa, e come 20 anni fa pensavo che finchè c'era Alan Greenspan ogni correzione era da comprare a occhi chiusi, così oggi lo penso con Mario Draghi. Nel 2012 Milano viaggiava in zona 12.000 con il rischio di finire su livelli visti solo nei momenti peggiori della Lira, oggi siamo a 22.000, quasi il doppio in 5 anni, ma ancora la metà rispetto a 10 anni fa esatti. Ritorneremo lassù? Finchè c'è Super Mario Draghi c'è speranza. In quell'Estate, mentre Mario Draghi pronunciava quelle magiche parole rianimando il malato Europa, Giorgia scalava le classifiche cantando questa canzone, e come al solito qui su Panino e Listino, qualche punto in comune tra Musica e Mercati Finanziari, siamo riusciti a trovarlo. Domani in edicola "Panino e Listino" tutto operativo, contenti?
Buonasera, avete visto la foto? Come avrebbe detto il povero Paolo Villaggio, l'investimento in Chl è stato una cagata pazzesca!
Dopo Sopaf e Mps un altro scheletro si aggiunge al mio armadio, ma
mentre nei due casi precedenti non si trattava di inadempienza o scarsa
preparazione bensì di colossale inganno, in quest'ultimo caso la colpa è
mia e solo mia e della mia testardaggine. Mia colpa mia colpa mia
grandissima colpa. Per come vedo io i mercati, sbagliano quelli che
dicono di non innamorarsi di nulla, non siamo robot, per me la Borsa è
anche romanticismo, un contorno che avvolge tutto quanto di lecito o
illecito succede dentro la grande foresta incantata, tutti quelli che
entrano nel labirinto sanno già che potrebbero uscire vincitori come non
uscire mai. Ognuno di noi si innamora di qualcosa, negli anni novanta
mi capitò con CIGA Hotels,Sopaf, Bipop e mi andò bene, così all'inizio
della bolla andò benissimo con Seat e Tiscali, anche se ad essere
sinceri in quel periodo chi sbagliava? Come andò molto bene con
tanti altri amori ora dimenticati, ma come sapete bene le guerre, anche
quelle trionfali, non sono fatte di sole battaglie vinte. Prima di
Vittorio Veneto ricordate sempre che ci fu Caporetto. Su Chl che era
una Caporetto o peggio un accerchiamento nello stile della battaglia di
Maratona con conseguente fuga dei piccoli investitori spaventati,
l'avevo capito quando andai alla presentazione di FarmaChl e dei nuovi
prodotti, dopo aver assistito alla conferenza e alla prova del prodotto
(una grande farsa preparata ad arte, probabilmente con l'uso di
comparse) mi dissi, ma davvero può avere successo l'ossigeno terapia?
Peggio ancora dopo aver intervistato il presidente del gruppo il cui
nome non voglio nemmeno pronunciare, la mia estrema sensibilità mi mise
subito in guardia da una persona dall'aspetto e dallo sguardo poco
affidabile, mi sentii come Pinocchio circondato dal gatto e la volpe, ma
impersonati da un solo uomo. Il mercato è fatto anche di queste
frequentazioni, non è la Caritas, bisogna essere capaci ad evitare le
trappole lungo il percorso degli investimenti, purtroppo questa volta
sono caduto. Avrei dovuto ascoltare quella voce, una volta ancora mi
illusi, pensando alla piattaforma della società, mi illusi che potesse
essere un oggetto di contesa per i grandi gruppi, e la distribuzione
sparsa in tutta Italia che poteva fare comodo a qualche nuovo operatore
non dotato di struttura fisica. Un deal, era questa la mia
illusione, Chl, una delle poche creature del Numtel capaci di
sopravvivere allo sboom, sarebbe dovuta finire con un'Opa tra le braccia
robuste di qualche Big capace di valorizzarla. Ora è arrivata la
notizia, sembra che la parola data dai soci di maggioranza non sarà
mantenuta, il pensiero corre alla rabbia e alla delusione degli
azionisti e di quelli che hanno creduto a quanto scrivevo. Gli errori
fanno parte del mestiere, però sono duri da digerire. Ora è da vedere cosa succederà, non è detto che finalmente qualcuno possa prendersi tutta la torta a prezzi stracciati.
Per quanto può valere mi scuso per questo grave errore, ben sapendo che
tutto è sempre rimediabile, perché come diceva il grande Peter Lynch
andare al ribasso ti permette di fare al massimo il 90% di guadagno
mentre al rialzo il potenziale è infinito. Così è negli investimenti,
bisogna essere consapevoli che non tutti gli investimenti possono andare
bene, capitano anche i "cigni neri" o la collezione di scheletri
nell'armadio, ma mentre in un eventuale fallimento si perde il 100% di
quanto investito, sulle operazioni a buon fine come dimostrano i casi
Clabo, Be e altri, il moltiplicatore è infinito. Ci riscatteremo.
Domani su Panino e Listino, sempre che a qualcuno ancora interessi, visto che secondo il Corsera i blog sono morti, troverete il consueto aggiornamento trimestrale delle "10 di Buddy Fox 2017".
Mi hanno detto che ho anticipato troppo, perchè sono ormai 2 mesi, da prima dell'elezioni di Macron che ripeto la mia visione al ribasso sulle borse. Ribasso, come correzione, intendo precisare per anticipare le critiche future. SELL, l'ho scritto troppo presto? Ditelo a quelli che sono rimasti dentro la BOLLA Tecnologica del 2000, solo un anno dopo, non solo avrebbero preferito uscire molti mesi prima, ma addirittura non avrebbero voluto mai essere entrati. Il tempo è sì una variabile importante, ma anche il prezzo ha il suo peso. Succede sempre che quando entri al ribasso, basta una notizia, un piccolo rialzo per farti vacillare, il mondo è come prima, ma quando sei al ribasso sembra sempre che da un momento all'altro debba partire una nuova euforia e d'un botto Milano torna a 50.000. "Mai dire ribasso" perchè il lettore ti perdona sempre una perdita quando è posizionato al rialzo e per un qualsiasi motivo la borsa crolla, ma mai, mai ti perdona se la perdita è perchè sei al ribasso e la borsa sale. Su Panino e Listino in edicola oggi "Don't cry for me Argentina", la memoria del 2001 e la nuova vita con Macrì. Mi raccomando, prima di investire, una visita da Papa Francesco, può essere molto utile. E i "Matusalem Bond" i titoli di coda di questa grande e lunga BOLLA BOND. Per finire, Nasdaq, ancora Nasdaq e Piazza Affari. Estate bollente?
LIBERO 15 Giugno 2017
La mattina del 10 Marzo 2000, l’indice Nasdaq toccò
il livello di 5.132 punti per poi chiudere a 5.048, per molti fu un semplice
ribasso, gli investitori di tutto il mondo erano sereni, pieni di fiducia per
non dire euforici. Il mondo del risparmio era grato al Nasdaq per quanto aveva
saputo regalargli, un sentimento granitico, resistente anche alle prime picconate avvenute nei giorni
successivi e che avevano portato l’indice a perdere il 35% in meno di due mesi.
Una fiducia mantenuta a lungo, ogni tentativo di salita era motivo di speranza.
Non avevano ancora capito che un mondo era finito, boom, la bolla era
scoppiata, ma erano tutti sordi.
Pochi lo intuirono, in Italia Elserino Piol e Francis Micheli, il venture capitalist sganciò
in tempo Tiscali, la volpe di Piazza Affari piazzò E.Biscom e si comprò un
veliero. Questi due geni oltre al talento avevano una cosa in più: l’esperienza,
e la usarono nel miglior modo. L’avevano capito anche Blodget, Meeker e
Quattrone, gli idoli di quell’epoca, non avevano l’età per l’esperienza, ma
erano i direttori d’orchestra, servivano agli investitori carne guasta,
facendola passare come di prima scelta.
La prima bolla è come la prima volta, non capisci
nulla, non senti nulla, poi scoppia earriva la delusione e pensi che sia tutto marcio, brutto, inizi ad aver
paura di ogni cosa. Il tempo poi passa e guarisce, molte volte cancella. Così
si arriva a oggi, a prima di venerdì 9 Giugno, quando l’ode al Nasdaq era
ripartita, un rialzo ininterrotto che invoglia a comprare senza chiedersi il
perché. Finché arriva impietosa la correzione, maleducata, non avvisa mai per
tempo. Ed ecco che il fantasma del 2000 si ripalesa. Bolla di nuovo? Se ti
scotti con l’acqua calda, poi hai paura anche della fredda. Se può rassicurare,
17 anni fa seguendo il suo motto “non compro ciò che non conosco” Buffett
rimase alla larga da quell’euforia, oggi le Apple invece le compra, e lo fa anche
dopo un rialzo del 1.000%.
Lunedì 12 Giugno, mentre Amazon e Apple continuano a
diversificare i loro affari, mentre Tesla si lancia nell’auto del futuro, una
nuova asta di Bot in Italia viene assegnata a tasso negativo. Sicuri che la
bolla sia in Silicon Valley?
PIAZZA AFFARI: obiettivo sempre 19.500. Se parte
verso 22.000 non inseguirò, per me può andare. Io ti aspetto qua.
BE: attendo 0,80, senza patemi e senza fretta.
AMPLIFON: c’è chi insegue titoli che salgono anche
del 400% tipo Safe Bag e poi si prende la randellata, e c’è chi come Tamburi
che dopo aver pazientato qualche anno, ora che ha moltiplicato il capitale,
vende e ringrazia. Quale modello operativo preferite?
NASDAQ: fino
a pochi giorni fa andare contro il Nasdaq era come scontrarsi con Ivan Drago,
provavi lo short e facevi la fine di Apollo Creed. Ma venerdì da Goldman è
arrivato il colpo alla Rocky. Ora il Nasdaq Ivan Drago è ferito ed ha paura. Il volo del Nasdaq è entrato in una fase di
grandi vuoti d’aria. Prepariamoci a un’Estate bollente. FAANG (Facebook,
Amazon, Apple, Netflix, Google) sbang?
Buonasera, vedo che nonostante le mie interminabili assenza, qualcuno a tener vivo questo piccolo blog c'è ancora. Grazie, di questo vi sono grato. La fedeltà merita incoraggiamento e merita lodi e premi. Quello che posso fare è riportarvi uno dei miei ultimi pezzi, risparmiandovi il costo della carta e la ricerca di una delle ultime edicole presenti in questo Paese. Se poi quello che trovate scritto è anche utile, valutatelo voi. Posso solo dirvi che in questo numero, molto speciale, c'è un grande ospite di prestigio, quantomeno nazionale. Buona Estate. Sarà tutta da vivere. Domani su Panino e Listino l'Italia che ha rischiato il 1929 e ovviamente i temi operativi per l'Estate bollente. Solo per i guerrieri, i coraggiosi che ancora vanno a caccia nelle edicole calpestando l'asfalto incandesciente.
LIBERO 25 Maggio 2017
L’effetto Pir a Piazza Affari è paragonabile alla
Pianura Padana irrigata dal Mississippi.
Alessandra Gritti, un fiore gentile nell’aspetto, appena
apre bocca è una centrale termonucleare di idee e di sapere. Sui Pir è
fulminea, sono una grande occasione, ma senza un aumento dell’offerta
(incremento delle società quotate) si rischia di trasformare l’opportunità in un episodio di euforia effimera.
Alessandra Gritti (AD di Tip) esperta del settore
moda, o meglio grande conoscitrice del settore lusso, il fiore all’occhiello
dell’Italia, che in borsa è ben rappresentato da Moncler, Ferrari, Ferragamo,
aziende che Lei considera un “Unicum”, uniche nel loro genere. L’aristocrazia
di Piazza Affari, un settore molto sottovalutato, incompreso dagli investitori
le cui stime continuano a rimanere prudenti. Questo accade, dice la Gritti,
perché gli analisti usano ancora “metodi antichi” di valutazione. Pensate al
calcio oggi, una Juventus in Champions, con stadio di proprietà, vale molto di
più di un pur prestigioso Milan che è fuori dalla coppa e non ha lo stadio. La
Juve è un “Unicum” nel calcio italiano, così Moncler dovrebbe avere valutazioni da griffe
mondiale. Gli analisti si dovranno ricredere, ma i prezzi saranno già molto più
su. Purtroppo le scarse valutazioni sono
anche un problema di pregiudizio stantio nei confronti dell’Italia,
un’etichetta che Tip sta cercando di cancellare. I Pir, se usati bene,
potrebbero dare il colpo di spazzola.
Avete presente cosa potrebbe accadere se al posto
del Po, nella Pianura Padana ci fosse il Mississippi? I campi, invece che
beneficiarne, si allagherebbero. Bisogna aumentare il terreno coltivabile,
tradotto bisogna aumentare l’offerta. Non commettiamo lo stesso errore fatto
con il Numtel nel 2000.
Quella dei PIR per Milano è l’occasione per una bella smacchiata, e per trasformare la
paura della Brexit in un’opportunità.
PIAZZA AFFARI: lo ripeto, un conto sono le
coperture, un conto sono i singoli titoli che sono la maggioranza del portafoglio.
Sugli indici io resto short.
TAMBURI INV: abbiamo la nostra Berkshire, manca solo
il weekend a Omaha (nel nostro caso in una città italiana). Non sapete dove
investire? Lasciate perdere i fondi, comprate Tip, avrete un portafoglio
diversificato che comprende il meglio dell’Italia. Tip, il migliore amico dei
propri azionisti, un investimento a 5 anni ha dato un ritorno medio del 50%
annuo. Un amico che vale un tesoro.
CLABO: promessa mantenuta, ho trovato la nostra
Gefran! +520% da inizio anno +280% dal mio prezzo d’acquisto. Abbiamo bruciato
tutte le tappe. Ora, i cassettisti devono tenere, ben sapendo che faremo su e
giù ampi, chi vuole portare a casa per comprare più basso, ci pensi. A questi
prezzi non si compra.
DIGITAL M: l’altra nostra perla. Bel cadeau il
warrant. La tentazione di vendere, dopo un +200% in 4 giorni è grande. Il
mercato è diabolico, ma si deve resistere e aspettare la gallina.
ECOSUNTEK: qui il PIR rischia di diventare doping.
Occhio che a questi prezzi volano gli sberloni.
Tutto pronto per la finale tra Juventus e Real Madrid. La Finale. Tutti pronti, anche la paura, visto che le autorità hanno deciso, come atto di prevenzione, di chiudere il tetto del leggendario Millennium Stadium di Cardiff. Abbiamo costruito un altro muro, non vi sembra? La strada è tracciata da tempo, dalle dichiarazioni di Orban e sembra trovare freni e ostacoli, l'unica soluzione, come protezione, sembra essere quella di chiudere, tutto quello che sta fuori non mi interessa. Tanto c'è internet, tanto c'è Facebook. Come dicevo, ecco la finale di Champions League, quella che io ancora preferisco chiamare Coppa Campioni, l'unica coppa che in questo calcio innaffiato dal denaro e dal professionismo e dalle parite Iva aziende, conta ancora più del vil denaro. Guardate cos'ha fatto l'Inter. A Milano è una voce che si ripete ovunque, dal bar alle edicole, quelli lì hanno fatto di tutto per vincere il "ciapa no".
È la sponda nerazzurra che parla infuriata, si lamenta della propria
squadra, l'Inter, che ha fatto di tutto per perdere e non qualificarsi
all'Europa League. Vogliono fare le vacanze lunghe, poverini. Un atteggiamento ridicolo dei giocatori, un atteggiamento che ha umiliato l'allenatore Pioli e deluso la tifoseria. In realtà, se la ricostruzione è vera, lo
scopo era un altro, rinunciare alle qualificazioni per l'Europa League, per potersi concedere il tour in Cina. Risultato? Meno partite,
maggiori incassi. Sapete cosa vuol dire tutto questo? Che i
trofei e le coppe, il traguardo di ogni atleta, oltre al motto della
partecipazione (ieri) e della salute fisica (oggi), è oggi appannato,
cancellato se non oscurato dal tintinnio e dal luccichio dei soldi. Solo una coppa interessa, quella dei campioni, il resto è ferraglia, molto meglio gli assegni a 7/8 zeri.
Una volta la competizione si fondava sulla conquista di un trofeo,
qualunque fosse o del piazzamento, ora conta solo incassare, anche
giocando dove il calcio non ha estimatori. A questo punto mi chiedo, nelle bacheche e nell'albo d'oro di domani, cosa metteremo? Domani su Panino e Listino le tentazioni di Borsa, dell'AIM e l'effetto Pir. La borsa spiegata bevendo una birra. E poi, molti, molti temi operativi. Ne valeva la pena stare in Borsa, avete visto, ne valeva la pena per rivedere questo spettacolo.
"Più Pir per tutti" è lo slogan ironico di Panino e Listino ormai da molte settimane. I Pir, un'iniziativa travolgente, che com'era nelle carte sta avendo effetti euforici ed esagerati un po' ovunque. Dove passa il Pir, l'erba cresce istantanea. I Pir devono ancora essere seminati che in giro si vede una fioritura da Primavera intensa. Sarà fioritura di tulipani? Di Pir credo di aver già scritto abbastanza, sia in modo tecnico, sia qua e la, un richiamo su diversi titoli. Ma se c'è ancora qualcuno che non conosce o non ha mai sentito parlare del fenomeno, ecco qui l'articolo della scorsa settimana pubblicato su Libero. Panino e Listino di domani, neanche a drilo, ancora PIR. E che due palle, direte, se c'è ancora qualcuno che legge Panino e Listino. Attenzione ai giudizi avventati, domani i Pir saranno affrontati da qualcuno che ha un'esperienza a Piazza Affari valutata in decenni. E poi, titoli scoppiettanti. E poi non dite che non vi avevo avvisato per tempo sul Luna Park dei titolini. Bisogna essere matti per comprare ora, o forse no? La festa è ancora all'inizio, pause correzioni permettendo.
LIBERO 18 Maggio 2017
“Più Pir per tutti” il sarcasmo di Alex Drastico
trasferito alla finanza, è ormai da molte settimane lo slogan di Panino e
Listino. Perché i Pir sebbene ancora poco conosciuti al grande pubblico hanno
tutti i requisiti per diventare il re di denari dei portafogli italiani. Sicuramente
fino a oggi lo sono stati per le pmi quotate a Milano, un baccanale rialzista
che ha scatenato l’appetito di trader e addetti ai lavori. Ma cominciamo dal
principio, cosa sono i Pir? In sintesi Piani individuali di risparmio,introdotti dall’ultima legge di bilancio, uno
strumento per canalizzare il risparmio degli italiani verso le imprese italiane.
Ogni singolo sottoscrittore ha l’obbligo di mantenere l’investimento per 5
anni, con un importo annuo di massimo 30 mila euro, fino a un totale di 150. In
cambio, oltre al potenziale guadagno, oltre a favorire le imprese nazionali, di
sicuro per l’investitore ci sono gli abbattimenti fiscali: niente tasse su
capital gain, dividendi, successioni e donazioni.
Secondo alcuni gestori con i PIR vincono tutti
i protagonisti: vince lo Stato, le aziende, i risparmiatori e gli intermediari. Gli operatori del settore alzano già l'asticella della raccolta, le stime iniziali erano troppo prudenti, dicono, i numeri fino a oggi sono travolgenti.
Si deve fare in fretta, chi prima arriva meglio
alloggia. Perché sui mercati tutto si trasforma in una moda, e anche le
migliori intenzioni spesso degenerano. Per cui non mi stupirei se i benedetti
PIR di oggi, un giorno lontano si trasformassero in quei maledetti.
Il fenomeno PIR a me ricorda tanto l’arrivo in
Italia dei Fondi d’Investimento a metà anni ’80, fu il turbo per la nostra
borsa. L’indice Comit (la memoria storica) in soli 2 anni passò da 200 a 900
punti. Paragone azzardato?
A questo punto faccio io una proposta al governo:
perché non dimezzare o eliminare temporaneamente il capital gain sulle azioni?
Una tassa che si è rivelata improduttiva. Insieme ai Pir sarebbero il QE made
in Italy, un ricostituente efficace per far tornare a splendere Piazza Affari,
un luogo per troppo tempo coperto di polvere e dolore.
PIAZZA AFFARI: e dopo una giornata così, in un mondo
finanziario assalito dal Fintech, con chi te la prendi? Dove trovare conforto?
In un algoritmo? Ah, per fortuna c’è sempre Panino e Listino!
L’Orso ha graffiato, ora fa male. Al di la dei colpi
di coda e reazioni al rialzo a breve, il solco è tracciato. A 20.200 sarà una
bella battaglia.
WALL STREET: sono passati 6 mesi circa dall’elezione
di Trump, la domanda che vi pongo è: qualcosa è cambiato? Sì, il DJ è salito del
12%, ma oltre a questo? Nulla. Pensate a
cosa potrebbe succedere se la stessa domanda se la ponessero gli investitori
yankee. Down, down, down. Etn: IE00B8VZVH32
ALERION: ha riposato abbastanza.
EURO/$: come già vi ho scritto più volte, diffidate
quando sono tutti concordi verso uno scenario (in questo caso la parità),
spesso accade il contrario.
$/YEN: altro che SPREAD, è sempre questo il faro
degli investitori. Per il lungo termine, segna ancora bel tempo.