Visualizzazione post con etichetta Mario Draghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Draghi. Mostra tutti i post

25 ottobre 2017

Panino e Listino: RICORDANDO IL "BLACK MONDAY" 1987, OTTOBRE OSTILE (Venerdì 27 Ottobre in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox




“La Fed è pronta a immettere sui mercati tutta la liquidità necessaria, in appoggio al sistema economico e finanziario Usa”, per Alan Greenspan, novello presidente della Fed appena eletto, il 19 Ottobre del 1987 fu il battesimo del fuoco. Successivamente alle sue dichiarazioni, il 20 Ottobre le società cominceranno a ricomprare le loro azioni che nel frattempo erano precipitate e Wall Street il lungo cammino per risalire la china. Da quel giorno Alan Greenspan sarà chiamato “Il Maestro”.

Lunedì 19 Ottobre 1987 fin dal mattino non è un giorno come altri, l’aria a New York è di smobilitazione, nel luminoso e scintillante mondo dei giovani broker, yuppies in carriera, qualche nube di preoccupazione inizia ad addensarsi: alla Salomon Brothers (la Goldman Sachs dei giorni nostri) partono i licenziamenti, la formula del guadagno facile, della vita a sei zeri inizia ad avere qualche crepa. Eppure, a guardare le statistiche dell’epoca l’economia sembra vivere in un mondo dorato, siamo in piena “Reagonimcs” (il presidente è Ronald Reagan), 4 anni consecutivi in cui il Pil corre (non come oggi), tasse basse e una borsa che da inizio anno cresce oltre il 40%.

E’ l’anno che consacra il modello “take over”, scalate societarie, fusioni e acquisizioni che ingrassano le banche d’affari, ma il 19 Ottobre qualcosa si inceppa. La mattina in Asia i primi nuvoloni, Hong Kong, ai tempi borsa di periferia, perde il 45%.

Si dice che quella mattina alla Donaldson una società di intermediazione, gli operatori arrivando al lavoro si stupirono di trovare le guardie armate, assunte dal Cda per proteggersi dai clienti infuriati. Wall Street apre negativa, contagiata dal resto del mondo, poi si rompono le acque e complici i primi computer programmati per scambi elettronici, il ribasso si amplifica. Fu il diluvio, tanto che alla Shearson Lehamn gli operatori scrissero “alle scialuppe di salvataggio!”

Saldo di giornata: -22,8%, un record.

Quel lunedì al North Star Pub, vicino a WS, il barista offrirà una sconto del 22,8% sulle birre, come il ribasso del Dow.

Non si conosceranno mai le vere cause che scatenarono il ribasso, il più indiziato rimarrà l’esagerato deficit sulla bilancia commerciale.

Quel giorno, Alan Greenspan vieterà la chiusura dei mercati, avrebbe causato altro panico. Qualche anno più tardi paragonerà quell’impresa a quella dell’Apollo13, devastato dallo scoppio nella corsa alla Luna, e riparato dall’equipaggio con mezzi di fortuna.

In quella grande disperazione ci fu anche chi fece grandi affari, Warren Buffett colse quella grande occasione da saldo per comprare altre azioni Coca Cola. Per molti fu un azzardo, per lui qualche anno dopo si rivelò un guadagno a 3 cifre.

PIAZZA AFFARI: inutile ripetere che la politica, la si chiami Catalogna o in altro modo, non ha nessun effetto sui mercati. Ma il “problema” npl sì. Saranno ancora le banche la zavorra di Milano? Aspetto sempre la correzione.

DIGITAL MAGICS: inutile ripetere che è la mia preferita. La corsa è solo all’inizio.

LANDI RENZO: credo non si necessario scomodare il Nobel Thaler per capire che comprare a questi prezzi è come buttare i soldi nell’inceneritore.
 
In vista dell'importante riunione BCE di domani e del comunicato di Draghi che sarà pesato parola per parola, ho inserito qui in pagina un nuovo sondaggione. Vediamo quanti reduci ha ancora questo blog.
Domani Panino e Listino non sarà in edicola, come anticipato nel titolo, ci ritroviamo venerdì.

 

30 agosto 2017

Panino e Listino: PYONGYANG, L'URLO DI KIM YONG-UN TERRORIZZA L'OCCIDENTE, MA SOLO L'EUROPA (Giovedì 31 Agosto in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



Buonasera, come lo vogliamo chiamare l'ultimo movimento? "Kim trade"? "Kim bump"? "L'urlo ribassista di Kim"?
I titoli che faranno i giornali e le notizie che daranno i Tg già li conosciamo, abbiamo qualche ruga e qualche cicatrice, tracciate come grafici sul nostro corpo, per sapere con largo anticipo quale sarà l'atteggiamento degli organi di informazione. Tutta colpa di Kim se le borse scendono.
È davvero così?
Fino a ieri sera, la situazione con la Korea del Nord sembrava anestetizzata e tranquilla, fino alle 23.30 quando un missile nord coreano ha lambito il nord del Giappone. Da quel momento, futures sulle borse in picchiata, Yen bene rifugio primario (anche se come giustamente dice qualcuno è strano che salga la moneta del paese che in questo momento è in "pericolo") e forte l'Oro, il copione è sempre lo stesso, movimenti che giustificano gli eventi.
La borsa fino al pomeriggio di ieri aveva vissuto sonnacchiosa, finché è arrivato il brusco risveglio. La quiete prima della tempesta?
Non proprio perché già dal pomeriggio e dai giorni precedenti un certo nervosismo si era percepito, un Euro che si rafforza è un bel segnale per l'Europa e per la sua economia, un Euro che si rafforza violentemente complica le cose, complica i piani monetari di Draghi, complica i piani in tema di inflazione e crescita (l'aumento della valuta equivale a una stretta monetaria cioè a un rialzo dei tassi d'interessa), frena le esportazioni uno dei motori dell'Europa ed è un segnale sintomo di rientro dal rischio.
Ma è un'altra ancora la spia di un forte disagio ed è l'aumento dell'Euro accompagnato dallo schiacciamento verso lo zero dei tassi sul Bund. Questo significa che comprando Euro i capitali arrivano in Europa, bene, ma vengono parcheggiati nel luogo più difensivo, il Bund che ad oggi da rendimento zero. Pur di non rischiare, non guadagno.
I segnali di tensione erano già nell'aria, i missili di Kim hanno semplicemente dato una spinta ad un orso svogliato. Sarà solo un graffio, o sarà vero appetito al ribasso?

Un appetito ribassista che sembra aver voluto colpire solo l'Europa, perchè in tarda serata gli indici a Wall Street hanno recuperato tutto, e oggi replicano in positivo.
Dunque Kim fa paura, ma solo all'Europa, verebbe da dire, o forse a far più paura è la rivalutazione dell'Euro? In Germania forse la risposta ce l'hanno.

Domani su Panino e Listino l'apertura di Settembre, il "bank holiday" e il ritorno alla piena operatività con molti, molti temi operativi. Estate Bollente? Chi l'ha vista. 

23 agosto 2017

Panino e Listino: GREAT WALL E FCA, IL TOPOLINO DI MAO MANGIA IL GATTO MARCHIONNE? (Giovedì 24 Agosto in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



Fca e Great Wall, la riproduzione della frase di Mao (e di Confucio) ai giorni nostri, quella del gatto, di qualunque colore sia che deve in tutti i modi prendere il topo.
La frase, tradotta con i valori di oggi diventa più o meno così: non importa quanti soldi servano, l'importante è comprare e conquistare più aziende estere possibili.
La differenza è che questa volta, se prendiamo come parametro i fatturati, a fare la parte del gatto è l'Italia (Fca 131 mld) mentre il topo è cinese (GW 15 mld), un topolino che si fa forte perché alle sue spalle ha un dragone a difenderlo.
Può essere che l'Italia riesca a perdere una partita con tale dislivello di forze?
Scorrendo le scellerate svendite che costellano gli ultimi 20 anni d'impresa del nostro paese, sì è possibile.
È possibile che l'Italia perda e si privi di un altro gioiello.
Gioiello italiano, che poi la Fca si può ancora definire italiana?

Per gli analisti oggi l'intero gruppo Fca vale 50 mld, mentre attualmente capitalizza solo 17,70mld meno di quanto dovrebbe valere il brand Jeep.
Se il titolo che oggi quota 11,80 è a sconto, chissà cosa dovevano pensare gli analisti a Gennaio quando batteva meno di 9€. E come mai nessuno ha gridato al l'occasione ma si sono sentite solo grida di paura?
Sono sicuro che ognuno di voi conosce già la risposta.
Ecco cosa avevo scritto nel Gennaio 2017, quando il titolo crollava in un giorno del 16%, sceso fin sotto 9€ e quando gran parte della stampa e dei media informavano di un nuovo "dieselgate" ipotizzando addirittura di un fallimento FCA.

Cliccate qui: FCA dieselgate, rischio fallimento o semplice correzione?
Un pezzo rimasto senza commenti, lanciato nel vuoto, inascoltato, ma che oggi a distanza di mesi forse qualcosa vale.


Su Panino e Listino in edicola domani su Libero, qualche altra cosa su FCA (per me rimarrà sempre Fiat), su Mario Draghi, sulle Banche Centrali e Jackson Hole, sulla correzione sempre più vicina e sulla crisi, vista dal luogo del delitto, vista da Barcellona.

26 luglio 2017

Panino e Listino: 26 LUGLIO 2012, 5 ANNI DOPO ANCORA SUPER MARIO DRAGHI (Giovedì 27 Luglio in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



"Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough" era il 26 Luglio 2012, 5 anni fa esatti, Mario Draghi pronunciava le parole che resuscitavano il continente Europa.
Euro, Italia, Btp, Spread, Borse, è come se Mario Draghi (poi diventato Super Mario) avesse detto: alzatevi e camminate, anzi, iniziate a correre.
Così è stato, da allora Milano è quasi raddoppiata, e anche allora, come oggi, le voci di un fallimento del sistema erano ricorrenti, ma allora come oggi, non è successo nulla, se non un susseguirsi a ripetizione di occasioni mancate.
Mario Draghi è per i mercati il nuovo Alan Greenspan, l'ho sempre scritto e nessuno me lo toglierà dalla testa, e come 20 anni fa pensavo che finchè c'era Alan Greenspan ogni correzione  era da comprare a occhi chiusi, così oggi lo penso con Mario Draghi.
Nel 2012 Milano viaggiava in zona 12.000 con il rischio di finire su livelli visti solo nei momenti peggiori della Lira, oggi siamo a 22.000, quasi il doppio in 5 anni, ma ancora la metà rispetto a 10 anni fa esatti. Ritorneremo lassù?
Finchè c'è Super Mario Draghi c'è speranza.
In quell'Estate, mentre Mario Draghi pronunciava quelle magiche parole rianimando il malato Europa, Giorgia scalava le classifiche cantando questa canzone, e come al solito qui su Panino e Listino, qualche punto in comune tra Musica e Mercati Finanziari, siamo riusciti a trovarlo.

Domani in edicola "Panino e Listino" tutto operativo, contenti?

08 febbraio 2017

Panino e Listino: MARIO DRAGHI, L'EURO E' IRREVOCABILE (Giovedì 9 Febbraio in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox




Nel disperato, quanto mediocre dibattito italiano su Viva l'Euro e Abbasso l'Euro, ancora non ho sentito e né ho avuto risposta su che fine abbiano fatto i grandi risparmi sugli interessi sul debito che l'entrata nell'Euro ci ha regalato come un dividendo straordinario. Grandi risparmi se è vero che siamo passati dal pagare tassi d'interesse sul debito fino al 15% a tassi a una cifra, a inizio Euro intorno al 6%, per arrivare a tassi rasoterra quasi zero attuali.
Quella risposta quasi la temo, temo la desolazione, la povertà di idee e di progetti, perché dopo 9 anni di tassi in discesa, e 3 anni di tassi quasi zero, degli ultimi risparmi si è fatto poco o nulla. Se è vero che le scuole sono ancora pericolanti, se è vero che l'economia cresce ancora allo zero virgola, se è vero che viviamo in un paese in continua emergenza, dove sono finiti tutti questi soldi risparmiati anche grazie all'Euro?
Al solito, nel triangolo delle Bermude della spesa pubblica e nell'idea del Ponte sullo Stretto, una spesa per un'idea che mai si realizzerà ma che nonostante non sia stata mai messa una pietra, ci è già costata un capitale.
Ieri sera a Sanremo si sono celebrati gli eroi che hanno salvato molte vite umane dopo le ultime emergenze. Grandi persone, eroi che l'Italia non riconosce nel quotidiano, ma è vero anche, come diceva Bertolt Brecht: "sventurata la terra che ha bisogno di eroi".
Sventurata la terra che ogni volta che deve affrontare un problema, la soluzione è nell'aggiramento dell'ostacolo, o se volete, come nella tossicodipendenza, la soluzione per uscirne e assumere ancor più droga.
Sicuri che sia questa la salvezza?
Nessuno che ricordi il 1992, con la Lira e con il debito di oggi, che ne sarà di noi?
Per fortuna c'è ancora Mario Draghi.

Domani su Panino e Listino non si parla di Mario Draghi, non si parla di Euro ma delle nuove regole finanziarie, della pseudo educazione finanziaria e delle banche. E poi ovviamente ci sono i temi operativi, come il nostro gioiellino BE, sono passati 4 anni ormai dal primo acquisto e il risultato per ora fa quasi +400%. Perché il risparmiatore non ricorda mai che se nella perdita il limite massimo è il 100%, dalla parte di guadagno il limite massimo è invece l'infinito.
Grande recupero oggi a Milano, recupero importante, ma come canterebbero oggi Tozzi, Morandi e Ruggeri: "Piazza Affari si può dare di più".

30 settembre 2016

DEUTSCHE BANK STA MALE, MA NON MORIRA' COME LEHMAN BROTHERS



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



Di Deutsche Bank abbiamo già scritto, anticipando anche i dati che in questo momento si stanno diffondendo in modo fin troppo allegro, quasi come fossero numeri del lotto. Facciamo a chi la spara più grossa, a chi dice la cifra più grande, a chi spaventa di più, non è una novità. 
Il mio atteggiamento, per chi già mi conosce è ben diverso, soprattutto nei momenti, come questo, molto difficili e ricchi di insicurezza. Preferisco prevenire, avvisare in anticipo, e poi, nel momento del pericolo, controllare se questo sia veramente un rischio o meglio un'opportunità.
A mio avviso, Deutsche non è Lehman, è un'altra cosa, come la Germania non sono gli USA. 
E pensare che fino a oggi, tutto il mondo ha perso tempo e ha fatto perdere soldi concentrando tutti gli sforzi su un istituto italiano, che aveva come unico grande problema la questione del credito, non certo quella ben più pericolosa dei derivati che tra l'altro non sanno nemmeno più in che modo calcolarne il valore.
Anzi, paradossalmente, la crisi Deutsche Bank, che nonostante il rischio derivati, nasce da un altro problema ben diverso da Lehman Brothers, può diventare una grande occasione per l'Italia.
Dalla prossima settimana, inizio di Ottobre, le paure e i ribassi dovrebbero attenuarsi e far vedere le prime luci del recupero e di un buon rialzo.
Qui sotto il "Panino e Listino" che provava a raccontare il caso Deutsche Bank, da me definita la "polveriera d'Europa".

LIBERO Luglio 2016
C’era una volta una grande banca, boom, e adesso non c’è più. Questo è il rischio che corre Deutsche Bank, la banca che qui abbiamo definito  “polveriera d’Europa”.
In questa infinita e logorante crisi finanziaria, Deutsche Bank, almeno qui in Italia, è rimasta sempre ai margini della discussione, non è stata mai vista come un pericolo, perché l’attenzione era sempre catturata dai problemi della finanza interna. Prima il Monte dei Paschi, protagonista assoluto per i mille motivi che già conoscete, e poi nel 2015 sostituito dall’entrata in scena dello sciagurato “bail-in” e dalle prime 4  banche italiane  sacrificate nel grande esperimento del “salvataggio privato”.
Di Deutsche Bank, nemmeno una parola né un allarme. In verità il nome della banca tedesca saltò agli onori della cronaca nell’estate infuocata del 2011,  quando in pochi mesi e in grande segretezza DB tagliò l’esposizione sul nostro debito dell’88%, scaricando sul mercato 7 mld di BTP, facendo schizzare il nostro spread e scatenando un inferno politico ed economico che difficilmente dimenticheremo. Ma quelli furono motivi patriottici e non allarmi di rischio sistemico.
Oggi, con l’avvicinarsi dei nuovi esami sulla salute delle banche (stress test) e i continui cali in Borsa, DB viene finalmente messa sotto la lente degli investigatori finanziari come tutte le cugine italiane. DB è una mina vagante, e il motivo è presto spiegato: i derivati. Secondo le ultime stime sembra che in pancia del colosso tedesco ci sia un’esposizione in strumenti rischiosi pari a 75.000 mld di $. Poco o tanto? Facciamo un paragone, se pensiamo che il Pil dell’intera Germania è di circa 4.000 mld di $ e quello mondiale è di 80.000 mld di $, il boccone in pancia della banca oltre che indigesto rischia di diventare velenoso.
Le cifre sono mostruose, ma non è detto che siano un pericolo imminente, finchè i tassi rimangono a zero e la liquidità abbonda, tutto è circoscrivibile e ci si può anche guadagnare, ma se, caso imprevisto, i tassi dovessero fare anche solo un piccolo balzo ecco che la situazione diventerebbe ingestibile.
Il problema è dunque comune, non solo banche italiane, ma anche banche tedesche. E’ vero, soffriamo di patologie diverse, i tedeschi troppo esposti nei derivati, e noi negli Npl, ma abbiamo un minimo comune denominatore: il rischio, loro hanno esagerato con la finanza e noi con l’economia, specie quella poco raccomandabile.
Ci salveremo? La risposta è in un titolo: “Too big to fail”, troppo grandi per fallire. L’Europa farà di tutto per salvare il colosso, anche aiutare le banche italiane.
PIAZZA AFFARI: senza che i puristi dell’analisi tecnica inveiscano contro di me, posso dirvi che sul nostro indice si è formato un “diamante”. Una figura che se posizionata all’estremità di una tendenza può significare inversione. Poco contano dunque i movimenti di breve, conta molto di più sapere che quest’estate potremo anche toccare quota 20.000. San Mario Draghi c’è.
DEUTSCHE BANK: l’anno scorso scrissi “se DB scende mentre il Dax sale, un motivo ci sarà”. Ma questa debolezza viene da lontano: 108 mesi di ribasso massacrante con una perdita del 88%.  Ora siamo entrati nell’area “rischio fallimento”, perché questo sarà il destino di DB se entro il 2017 non sarà recuperata quota 17,50. 146 anni di storia da salvare.
MPS: attendo sempre che Penati mantenga la promessa fatta a Trento, un intervento simbolico sugli NPL.
BUND: in punta di piedi i rendimenti sono tornati a zero. Di buon auspicio per le attività di rischio.

28 settembre 2016

Panino e Listino: DIO SALVI MARIO DRAGHI (Giovedì 29 Settembre in edicola su Libero)




email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



Le parole di Mario Draghi, musica per le nostre orecchie, di investitori rialzisti, orecchie di italiani. Al Bundestag il nostro Mario nazionale, l'ultimo dei tre tenori rimasto sulla ribalta, non si è fatto intimorire, e tra una dichiarazione ficcante e le stilettate ironiche da gran signore, ha reso quanto incassato in tutti questi mesi.
E' il momento, per alcuni tedeschi, di provare vergogna. 
"Il problema Deutsche Bank sta cominciando a diventare troppo evidente per essere ignorato..." scrive il buon Stefano Feltri su "Il Fatto Quotidiano". Troppo evidente? Ora?
Perchè 110 mesi di campagna ribassista e la perdita del 90% di valore non era abbastanza?
Spesso è disarmante il modo in cui vengono trattati certi argomenti. Un mondo intero si sta accanendo contro una banca nazionale, l'ha maltrattata e calpestata in tutti i modi, certo non ha torto, ma mentre questa banca ha come unico e grande problema nel credito, c'è una banca internazionale, molto più grande del MPS, che ha altrettanti problemi e ben più gravi che si chaimano DERIVATI. Il derivato, non in se un male, il problema in questione è che questi strumenti sono diventati troppi e ingestibili, tanto che ormai è quasi impossibile calcolarne il valore.
Un'impennata dell'inflazione, e quindi un'impennata dei tassi potrebbe essere la causa scatenante, si salvi chi può! E improvvisamente ti accorgi che non è a casa nostra il problema, ma nella casa del paese che più si vanta delle sue virtù rigoriste e che sempre più alza la voce. Una situazione che ricorda molto avvenimenti tragici vissuti dai nostri nonni, se è vero che la guerra di oggi si combatte a colpi di denaro. Pensateci.
Deutsche Bank, quella che sulle pagine di "Panino e Listino" ho definito come la "polveriera d'Europa", simpatia o antipatia dobbiamo tutti sperare che le polveri vengano bagnate.
Siamo nei mesi decisivi, questi minimi intorno ai 10€ devono tenere, un altro scivolone significherebbe l'avvitamento della crisi finanziaria e del credito in Europa. Piazza Affari e banche italiane, bye bye. Perchè è sempre questo il problema, se gli altri listini salgono ma le nostre banche scendono, Piazza Affari va giù, se poi le altre banche cadono, anche le nostre, senza motivo cadono, e Piazza Affari va giù.
Il momento decisivo si avvicina, Ottobre e Novembre, ci giochiamo tutto.
Domani anche questo su "Panino e Listino", insieme alle mie chicche.

21 settembre 2016

Panino e Listino: IN UN 2016 TURBOLENTO, TUTTO SOMMATO UN'ESTATE TRANQUILLA (Giovedì 22 Settembre in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



21 Settembre, Estate  bruciata dal Sole, è già scomparsa. 
Cadono le foglie, è l'autunno che bussa, ma a Milano sembra un fiorire di rialzi. E' finalmente arrivata la Primavera della finanza?

2016, in un anno turbolento, tutto sommato è stata un'Estate tranquilla. Niente catastrofi, niente crolli dei mercati, niente uragani, si è vero c'è stato un forte terremoto, un evento tragico, eccome, che purtroppo in Italia per i motivi che conosciamo si amplifica sempre più. Ma per quanto riguarda i nostri temi, niente di quanto era stato previsto dalle cassandre che fanno terroriso ininterrotto, nulla di nulla si è verificato.
Fine del mondo, sarà per la prossima volta.
Per me è stata un'Estate un po' meno tranquilla. Come vi sarete accorti, non mi riesce più di aggiornare con costanza questo storico blog, poco male, anche i fedelissimi si sono stancati. Nessuno più commenta, pochi leggono e anche come email non c'è male, forse una alla settimana. Meglio così nessuno piangerà, nessuno soffrirà, l'addio sarà più dolce, un tramonto delicato.
Il terremoto l'ho sentito, fortunatamente solo di striscio, peggio è andata a uno dei miei cani che ora è ammalato, speriamo di risolvere, è forte, ce la faremo.
E poi, tra le tante grane, c'è anche quella di Facebook, ringrazio pubblicamente chi mi ha fatto bloccare. Oggi il mondo va così, si alza la voce da dietro lo schermo, così si è più forti. Purtroppo il mondo è sempre più dei vigliacchi, di chi per ostacolare l'altro invece di provare ad essere migliore, pensa sia più facile e onesto, azzoppare il prossimo.
Sai cosa dico, senza Facebook si sta molto meglio. Si va avanti lo stesso.
Non ho altro da aggiungere, se non le cose che scrivo ogni settimana, avanti senza paura per nessun catastrofismo, nessuna paura dalla Yellen, nè da Draghi, nè dal referendum di Renzi e nemmeno di Trump, anche se conosco molte persone che lo danno già per vincitore.
Che altro? Invece di aggiungere ulteriori sciocchezze, vi lascio con qualche pezzo di "Panino e Listino" e con la solita grande colonna sonora. Anche Barisoni vi fa ascoltare pezzi così?

Ps. domani su "Panino e Listino", il ritorno di "HOTEL CALIFORNIA" e tante altre chicche. Siamo in rampa di lancio.

LIBERO 15 settembre 2016

Il più astuto tra i mortali, un dannato nell’oltretomba. Questo per la mitologia era Sisifo, condannato per l’eternità a rotolare un macigno sulla china di una collina e una volta arrivato in cima, ricade giù a valle. Detto in parole semplici un fa e disfa, una fatica immane per non ottenere nessun risultato. Questo sembra essere il destino dell’Italia e del suo indice di Borsa il FTSE MIB. Sono infatti ormai più di 6 anni che l’economia tenta di riagganciare la ripresa ritrovandosi in pugno solo una manciata di decimali. Sono ormai 7 anni che Piazza Affari tenta di prendere la rincorsa per riavvicinare i prezzi dell’era Lehman (prezzi che alcune borse hanno già riacciuffato) e ogni volta, raggiunta la metà della vetta, si ritorna a valle. Qualcuno l’ha definita la “sindrome giapponese” o “nikkeizzazione” ovvero, un’Italia che economicamente assomiglia sempre più al Giappone: deflazione, Pil anemico, debito pubblico stellare e la borsa di Milano che sta ricalcando il solco lasciato dall’indice di Tokyo: 20 anni tra discesa e estenuante laterale prima di rivedere una ripresa concreta.
A tutto questo si aggiungono le parole e i giudizi “interessati” e non richiesti degli amici americani, che su una cosa però hanno ragione: il referendum sarà l’ago della bilancia tra una fine d’anno sprint e uno sprofondo rosso natalizio. Piaccia o non piaccia questo governo, sappiate che le cose sui mercati stanno così. Ma gli amici americani, vorrei dare anch’io un consiglio, ed è quello di guardare attentamente alle cose di casa loro, nello specifico alla traballante corsa (ad ostacoli) alla Casa Bianca, che ai mercati fa più paura di un infimo rialzo dei tassi. Ricordiamoci cosa ha prodotto l’esperienza del 2000 tra Bush e Gore, pochi forellini nelle tessere crearono una voragine nelle borse. Però se ci pensiamo bene, nonostante tutti i traumi vissuti in un 2016 sciagurato, e se ripensiamo a come stavamo nel 2008 quando il fallimento di Lehman fece pensare a molti all’estinzione del sistema finanziario mondiale, tutto sommato oggi non stiamo così male. Abbiamo resistito all’attacco di un esercito di cigni neri (animale simbolo della catastrofe), i mercati tengono il ring e non vanno ko. Se continua così il 2016 si può trasformare da anno della paura, alla più grande farsa ribassista, ovvero l’occasione d’acquisto prima del grande rialzo. Sisifo spingi più su.
PIAZZA AFFARI: con paura ma si torna su. Supporto 16.000, ma anche 16.500 potrebbe bastare.
MPS: più che del Morelli banchiere, per capire questa banca ci sarebbe bisogno di Raffaele Morelli lo psichiatra. Battute a parte, la “benedizione” sul nome è arrivata da JP Morgan, dunque la sentenza è emessa, la banca sarà venduta a una big, credo a prezzi molto superiori agli attuali. Ultimi sacrifici.
SAES GETTERS: superstar nel 2015, ottimo titolo anche per quest’anno. Confermo che i semiconduttori sono molto caldi, e la Saes può essere inserita nella categoria. Considerate anche le risparmio.
BET: ormai questo titolo è il mio biglietto da visita, quando mi chiedono cosa comprare, BET è la risposta. Siamo sempre in rampa di lancio, ogni momento è buono.
STM: insisto, che bel titolo.
WALLY: 8 anni dopo LEHMAN BROTHERS, sembrava l’apocalisse della finanza, e invece siamo ancora qui. Stiamo meglio, stiamo peggio? Non lo so, quello che vedo è un Dow Jones che vale il 40% in più rispetto alla vigilia del 15 settembre 2008. Cari catastrofisti la fine del mondo è rinviata, ancora una volta. Nel breve ancora un po’ di volatilità.

LIBERO 8 settembre 2016
Volatilità e rischio sono sinonimi?
Se c’è una cosa positiva che portano le crisi finanziarie, oltre a ripulire da tutta la tossicità che inevitabilmente la fase espansiva porta con se, è l’insegnamento e la comprensione della materia. Sembra un paradosso ma è così, perché la crisi paralizza l’entusiasmo, ferma e permette di riflettere e conoscere ciò di cui prima forse non conoscevamo il vero significato.
L’economia e la finanza negli ultimi anni sono entrati in maniera preponderante nella nostra quotidianità, provate a pensare a tutti i termini nuovi che avete imparato. E’ vero, non tutti sono stati spiegati in modo corretto, lo SPREAD ad esempio, per semplificare è stato associato al BTP/BUND, quando in verità il termine spread è tecnicamente la differenza di prezzo tra due diversi prodotti in concorrenza, in questo caso il titolo di stato italiano e quello tedesco. Ma non è l’unico caso inesatto, un altro è di uso più comune tra le gestione e riguarda il significato di due termini che spesso, sbagliando vengono accomunati. Quante volte vi è capitato di sentir dire: in questo momento c’è il rischio volatilità? Ma la volatilità è un rischio?
La confusione e l’associazione dei due termini in passato è stata foriera di parecchi errori. Il più eclatante fu alla fine del 2011, quando il nostro BTP raggiunse un rendimento intorno al 6%, al risparmiatore che voleva cogliere l’occasione, spesso veniva detto che il titolo era rischioso perché troppo volatile.
Caso totalmente inverso per i bond Argentini, che con rendimenti superiori al 10% erano un rischio, ma siccome non avevano volatilità venivano venduti con leggerezza e senza cautele anche ai piccoli investitori.
Ma c’è una caso ancor più eclatante che da alla volatilità un valore inesatto, ed è quello inebriante delle borse in bolla, un alternarsi di vistosi rialzi e altrettanti ribassi che per gli investitori viene considerata un’occasione in luogo di un pericolo. Il problema della volatilità è che quando entra in campo porta con se anche l’emozione fonte di confusione.
Il sigillo su tutto lo mette Warren Buffett quando dice che “la volatilità non è un rischio, non nel breve termine. Se i soldi vi servono entro due anni, lasciate perdere gli strumenti come le azioni, ma se avete a disposizione 10 anni, la volatilità non dovrebbe nemmeno toccarvi”.
La strada dell’apprendimento finanziario è ancora molto lunga.
PIAZZA AFFARI: ammetto che gli ultimi su e giù hanno messo in crisi anche me. Ma ogni volta che succede ricordo sempre la mia massima “lo scetticismo e la diffidenza sono il miglior carburante per il rialzo”. Siamo sopra 17.000, e ci siamo tornati senza motivi particolari. Questo significa che il rialzo può continuare anche senza l’aiuto di san Mario Draghi.
STM: quelli di Bank of America parevano aver bocciato il mio giudizio positivo sul titolo. E chissà quanti stop loss saranno scattati sulla discesa di venerdì. Che peccato! Perché in queste fasi i giudizi negativi, sono spesso la scusa per le fisiologiche prese di beneficio. Bene ha fatto chi ha tenuto, meglio ancora chi ha colto l’occasione per accumulare.
UNICREDIT: chiudiamo sempre sopra 2,30. Bene così, in marcia.
CHL: qualcuno ha commentato “si stanno risvegliando i titoli ciofeca”. Questo è uno dei miei scheletri nell’armadio, chi non li ha? Attenzione ai facili entusiasmi, svariati titoli stanno salendo a razzo senza motivi validi, se non le quotazioni rasoterra.
AEDES: secondo Intermonte il titolo vale molto di più. Come non essere d’accordo, è nella lista dei miei “magnifici 7”.

 

13 luglio 2016

Panino e Listino: BONOMI O CAIRO, CHI VINCERA' IL GRAN DUELLO RCS? (Giovedì 14 Luglio in edicola su Libero)




email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



La domanda è sempre la stessa: meglio l'uovo oggi o la gallina domani?
Siamo sempre più vicini al finale del gran duello, chi vincerà, Bonomi o Cairo? Mi correggo chi merita di vincere, chi può far brillare di nuovo il Corsera: Bonomi o Cairo?
Domani su "paninoelistino" Libero provo a raccontare RCS, a modo mio.
Sempre più ristretto, ma questa volta merita, fidatevi di me

Qui sotto, vi ripropongo alcuni degli ultimi pezzi dove ho trattato il tema RCS. Il primo è del 3 Marzo, nel giorno dell'operazione La Repubblica Stampa, ricordate?
Il giorno successivo il titolo scese molto, vendevano, quando invece io scrivevo di comprare, e sicuramente qualcuno l'ha fatto, ed ha fatto bene.

LIBERO 3 Marzo 2016
Barclays contro Royal Bank of Scotland, grandi blasonate a singolar tenzone. Scontro tra titani, la monarchia finanziaria a duello sul floor di borsa. Ed è un duello per cuori impavidi, da una parte i rialzisti di Barclays che attraverso un attenta analisi su utili, sentiment e situazione macroeconomica, ai primi di Febbraio avvisarono dell’occasione: “l’attuale caduta è una buy opportunity”; dall’altra RBS che per bocca della sua punta di diamante Andrews Roberts, a inizio anno avvertì  i clienti di aspettarsi una preoccupante negatività, su azioni con cali entro il 20% e soprattutto su materie prime, Petrolio in particolare, con cali fino a 26$ e successivi “sprofondi” fino a 16$. In sintesi, per Barclays, che fa la parte del Toro, è tutto da comprare, anche per il semplice fatto che sono tutti pessimisti, mentre per RBS, l’orso, è tutto da vendere. Analisi sensate, seppur estreme, nulla da eccepire, quello che non capisco è perché un investitore si debba affidare alle previsioni di due banche che, seppur blasonate, nonostante l’attuale bengodi finanziario, da parecchi trimestri continuano a registrare bilanci in perdita costante. In particolare RBS, di proprietà ancora dello stato, che dall’opulenza di Goodwin in poi ha sempre e solo perso. Otto anni, non in Tibet, ma in rosso.
E’ vero, non c’è solo la gestione, ma come mai la bravura non si trasferisce ai conti di bilancio?
Per non parlare di quelle tedesche, a proposito, gli ultimi aggiornamenti dicono che la bomba derivati farà esplodere Deutsche Bank nel 2017.
Probabilmente la finanza italiana non è poi così brutta, sporca e cattiva come i mercati hanno tentato di dipingerla, anzi, banche come Unicredit che attualmente girano a 7 volte gli utili, sono regalate, altra spiegazione non vedo, se non un futuro fallimento, a mio avviso improbabile. Per non parlare della zitella MPS, che ancora nessuno vuole sposare, vale ancora 50 cents, la metà di un caffè. L’hanno talmente perquisita e rivoltata che le sue azioni, tanto puzzavano di fallimento,  tanto ora profumano di rialzo. Il made in Italy, come nella moda e nel cibo, anche nella finanza non è poi così male, specie se in saldo.
PIAZZA AFFARI: Di Caprio, uno che gli orsi li sa combattere. La vittoria dell’Oscar deve aver messo in fuga più di un ribassista. Battute a parte, Marzo inizia nel migliore dei modi. Non siamo tornati a 16.000, è vero, ma non sempre è necessario essere chirurghi in borsa, molte volte è più utile essere pittori e saper dipingere il paesaggio. A 18.800 ci sono degli ostacoli, ma si può rimbalzare molto di più.
RCS: l’editoria si infiamma. Marchionne potrebbe accendere il Corriere della Sera, qui si può salire fino a 0,80. Basta solo stuzzicare la fantasia per volare molto più in alto.
CAIRO: attenzione a questo titolo, perché potrebbe essere protagonista nella futura battaglia RCS. In rampa di lancio.
NASDAQ: per Buffett è il momento di comprare azioni in “modo aggressivo”. A mio avvisto WS ora può suturare la ferita aperta a inizio anno. 4.900 oltre non vado.
BUND: secondo Bill Gross lo short era “l’occasione della vita”. Un anno dopo, visti i risultati forse intendeva “andate short e vi toglierete la vita”. Si sale ancora, state fuori, qui si rischia di bruciarsi.
AEDES: i dirigenti non saranno analisti finanziari, ma se comprano, un motivo ci sarà. E’ tra i “magnifici 7”.
BET: 0,50 è un livello ostico, ma chi ha comprato a 0,36 ha fatto l’affare dell’anno. Azione DOT.
TREVI: dopo tanto accumulo, adesso si punta in alto.


LIBERO 10 Marzo 2016
“Non si afferra il coltello che cade", uno dei tanti proverbi di borsa, che usato in modo assoluto si trasforma in sesquipedale sciocchezza.
Uno di questi esempi coinvolge Brembo, l’azienda dei freni di lusso, che come la totalità del microcosmo economico, viene travolta dalla crisi finanziaria del 2008.
Il titolo crolla, fagocitato dall’intero listino, che siano banche o industrie, non conta, tutto viene spazzato dalle enormi zampe dell’orso. E’ il momento degli affari, ma al primo sibilo di “io comprerei”, subito scatta l’ammonizione dell’antico proverbio.
E’ vero, ricordando quei momenti, ritornano alla mente i comunicati dalla Val Brembana, un bollettino di guerra: la crisi dell’auto, lavoratori a rischio, il fatturato in caduta. Non è facile, ma qui stavamo parlando dell’eccellenza della manifattura meccanica italiana, e non di una qualsiasi banca, stremata dall’epidemia finanziaria e ridotta in stato comatoso. Se non compri quando crolla, quando è in saldo, quando compri? I grandi investitori sono quelli che guardano oltre la crisi.
Brembo era scesa fino a 1,80€, capitalizzando poco meno di 300 milioni. Chissà perché in borsa ciò che vale poco incute timore, mentre ciò che vale di più è considerato un affare. E’ questo il terzo segreto di Fatima.
Oggi, 7 anni dopo, Brembo vale 43€, 2.900€ di capitalizzazione, una rivalutazione del 2.050%, l’affare di una vita. Oggi sopra 40 si vende e si compra compulsivamente, i trader se la strappano di mano, e immagino siano gli stessi che sotto 6€ scappavano dal titolo.
Brembo mi fa ritornare alla mente un caso vissuto in prima persona, quando lavoravo agli ordini di un ex dirigente d’impresa. Era il 2002, in una mattina di Novembre mi chiamò e mi disse: “Fox, la ABB non può fallire, vorrei comprarne molte e tenere più a lungo possibile, che ne dici?”
Il titolo quotava 2 franchi ch, comprammo, ma dopo il primo 100% di guadagno, il proposito del lungo termine era già dimenticata. E di 100% in 100% il titolo toccò 30, in soli 5 anni. Difficile mantenere le promesse nella vita, in borsa ancor di più.
Ricordate sempre, comprare e vendere sono esercizi difficili, ma è la gestione il più complicato di tutti. E’ forse vero che solo chi dimentica, alla fine, riesce a fare il grande affare?
PIAZZA AFFARI: tutti in attesa spasmodica di Draghi. Chi guarda i mercati con distacco, sa che questi momenti sono solo “colore”, non sono le giornate che tracciano il solco. Il 9 Marzo 2009 (io c’ero), non accadde nulla di eclatante, una giornata negativa come tante, ma  fu il giorno di minimo a Wall Street, 7 anni dopo quel livello fu triplicato. Siamo in risalita, se tutto va bene, si sale fino ad Aprile, 18.800/19.000 i primi ostacoli.
DRAGHI: “comprare azioni”, è quanto chiede in sogno ogni piccolo azionista a Super Mario. Quale potrà essere la mossa eclatante della Bce? Aumentare la liquidità? Serve a poco. Tassi ancor più negativi? Deleterio, ma tornare indietro sarebbe peggio. Qui bisogna allargare il perimetro, a obbligazioni societarie e agli Npl cartolarizzati delle banche. Bisogna rimediare al 3 Dicembre.
RCS: alla presentazione del libro di Gasbarro “Rischio banche”, Nicola Porro e Massimo Fracaro  (penne raffinate) discutono anche della crisi della stampa. I giornali non ci saranno più tra 10 anni? Eppure Buffett compra. Una RCS senza padrone a me piace molto.
FIDIA: non sempre il mercato è capace di apprezzare i bilanci. Qui i numeri promettono bene, chissà se Tamburi ha mai dato un’occhiata a questa bellezza.

 


LIBERO 14 Aprile 2016
“Ogni qualvolta Wally sarà esuberante la Fed si farà severa sui tassi, viceversa, sulle debolezze tornerà a essere caritatevole”, questa in sintesi l’interpretazione di Fugnoli, grande filosofo dei mercati, sulla tattica che la Yellen attuerà nei prossimi mesi.
E’ giovedì 7 Aprile, sono le 17,25, 5 minuti alla chiusura di Piazza Affari, con Milano in profondo rosso, al “salone del risparmio” sta per andare in onda la conferenza più attesa, quella di Kairos, nel frattempo ho già impostato una serie di acquisti sul mio smartphone. Quali? Banche ovviamente, Mps e Carige su tutte. Contemporaneamente, da Roma mi arriva un sms, è un caro amico, un ottimo analista di una banca estera, mi scrive un sms molto confortante: “Buddy ci siamo, questo o poco sotto è il minimo, adesso si riparte”.
Sul palco sono appena saliti due baldi giovani della cantera di Kairos, in panchina e in prima fila il maestro Fugnoli,  in ammirazione e quasi compiaciuto dalle nuove leve, riscalda i suoi muscoli.
Quando arriva la sua ora, in sala subito la temperatura sale, le orecchie sono tese, un pubblico smanioso di sapere dove dovrà spostare i capitali per avere lauti rendimenti.
Cabrini non perde tempo e fischia l’inizio dell’intervista, ed è subito un florilegio di indicazioni: azioni, bond, valute, Fugnoli non lesina consigli, sempre molto prudente ma altrettanto preciso.
La positività sui Mercati Emergenti, questa è la grande novità!  Cina, Turchia e Russia, per motivi diversi, sono i cavalli favoriti. Valute e Bond in particolare, di azioni compriamone meno.
Benedetta Craveri, raccontando l’avvento al trono di Luigi XVI, scriveva: “niente era più bello che avere vent’anni nel 1774”. Fra molti, raccontando l’avvento al trono di Draghi, Yellen e Kuroda qualcuno scriverà, niente era più bello che investire in borsa nel 2015, dove liquidità, tassi zero e stimoli monetari, crearono una situazione unica per l’investimento in azioni. Dopo, sarà il diluvio.
PIAZZA AFFARI: “non sanno più cosa inventarsi per portare l’indice a 22.000 senza far guadagnare nessuno”, è il commento arguto di un lettore. Ricordate, non esistono pasti gratis. Siamo tornati a 17.000, due perfette trappole per ribassisti (venerdì su giovedì e mercoledì su martedì), e oplà si riparte! Ripeto, sopra 19.000 è fatta.
RCS: non è elegante autocelebrarsi, ma la memoria va rinfrescata. Qui della possibile operazione Cairo/Rcs avevamo ben anticipato 1 mese fa. Fiuto di volpe. Il mio obiettivo rimane sempre 0,80. Partita ancora da giocare.
ALCOA: i mercato ha fame e voglia di salire, sono molti gli indizi ad indicarlo. Uno è su Alcoa, il titolo sale prima dei conti, scende successivamente su numeri deludenti, e il giorno dopo riparte in tromba spiazzando tutti. Toro (rialzo) scatenato.
EXXON: a guardare Exxon, ma soprattutto Chevron, viene in mente solo una cosa: il petrolio, presto, se non a brevissimo, è pronto a fare un’altra sparata.  Attenzione a lamentarsi del petrolio troppo basso.
EURO/$: anche Fugnoli è d’accordo con il sottoscritto, non ci sarà la parità.  



LIBERO 29 Giugno 2016
“Lei deve diversificare” sembra essere questa la formula per evitare i rischi. Poi arriva una giornata come Venerdì 24 Giugno e tutto viene cancellato come se fosse scritto sulla sabbia. Avete presente i 3 porcellini? Questa volta il lupo, o meglio l’Orso (l’animale del ribasso) ha spazzato via tutto, anche la casa di mattoni.
Ieri (oggi per chi legge), il rimbalzo c’è stato, uno sganassone e l’Orso è finito al tappeto, sembra che Bud Spencer, prima di lasciarci, abbia voluto farci un ultimo regalo. Temo però che non basterà, ci saranno ancora colpi al ribasso. Nel mare dei mercati, le banche cercano aiuto, sono ferite, e mentre la politica si perde in discussioni e tentennamenti, gli squali continuano a pasteggiare.
Italia, banche, ci risiamo, siamo sempre il pesce grosso, il più prelibato per la speculazione, ed ecco che tornano a suonarci come tamburi. Cambia lo strumento, non più vendendo i BTP, c’è Draghi a proteggerci, ma attraverso le banche, e così che si apre la breccia di Porta Pia per entrare in Italia, ma questa volta non per liberarci, ma per farci nuovamente ostaggi.
Banche italiane e internazionali, ci risiamo, nel 2008 fecero indigestioni di titoli tossici, grandi guadagni, e poi i mal di pancia vennero a noi. Oggi è la volta dei titoli di stato, accumulo senza diversificare, aspettando la mano santa di Draghi, senza valutare i possibili rischi che ora, proprio a causa della liquidità (i QE) si sta amplificando.
Eppure il messaggio che sta passando è un altro: la colpa sono i referendum. Sabato il Sole24Ore titolava: “Shock Brexit, Europa Svegliati”. Tutta colpa della Brexit (per Greenspan è solo la punta dell’iceberg), è molto più facile, intanto il mercato picchia. E’ stato così nel 2008, perché le crisi si manifestano sempre con una faccia, ma il più delle volte è solo una maschera, il volto feroce si nasconde dietro, purtroppo lo si scopre solo quando i danni sono fatti.
In Estate si aprirà una finestra per respirare, a differenza del pensiero comune che si aspetta una stagione di grandi turbolenze, io sono piuttosto tranquillo, perché dopo quest’ultimo sfogo al ribasso, si potrà comprare e stare in spiaggia con tranquillità. L’anno scorso pensavo il contrario, ricordate?
Un riposo, prima della battaglia d’autunno, momento in cui dovremo essere in piena forma per la grande resistenza.
Voglio fare un appello al premier Renzi, la prego, metta in salvo il prima possibile il sistema finanziario italiano, perché quest’autunno il rischio è che l’attuale  crisi si trasformi in un meteorite in grado di colpirci. E noi non vogliamo che le nostre banche facciano la fine dei dinosauri vero?
PIAZZA AFFARI: come una rondine non fa primavera, così due corna non fanno spuntare il toro. Un rimbalzo c’è stato, ma temo di dover rivedere al ribasso gli obiettivi della ripartenza: 14.500/14.000. Forza, manca poco, poi sarà un’Estate di grande respiro e rimbalzo.
INTESA: lodevole il coraggio di Messina (ad della banca), non solo si è messo come scudo in difesa del sistema, ma ha aggiunto che per fermare il “bail-in” si sarebbe incatenato al Parlamento. Purtroppo la banca continua a cedere. Avevo scritto che sotto 2,15 era tragica. Così purtroppo è stato. Lo sapete qual è il prezzo del rischio futuro? Di nuovo 0,80. In attesa del grande salvataggio, ancora piccoli ribassi, prima della ripartenza.
RCS: 0,80 prezzo centrato in pieno. Ora attendiamo sviluppi, sapendo che quel prezzo non ce lo toglie nessuno, nemmeno la Brexit.
SP500: obiettivo correzione intorno a 1.900, poco sotto, poco sopra. Da lì può ripartire tutto. E’ sempre Wall Street a dare la carica al Toro.
STERLINA: se perde  le borse scendono e viceversa. In questa fase, è la moneta inglese il termometro di mercato. 0,8080 è il supporto con l’Euro. Mentre contro Dollaro, la Sterlina rischia anche 1,25.
BUND: quando vedi un titolo di stato, così “grosso” e importante, rimanere sotto zero, capisci che il problema non è la Brexit, ma il debito. E l’eccesso di liquidità, dovuta ai QE, questo problema lo amplifica. Prima o poi la “supernova” scoppierà, stiamo short.
TWITTER: 14$ circa, il nostro prezzo d’acquisto è lontano, e si sale. Ricordate Facebook? Sotto 20$ non la voleva nessuno, quasi nessuno.