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13 luglio 2016

Panino e Listino: BONOMI O CAIRO, CHI VINCERA' IL GRAN DUELLO RCS? (Giovedì 14 Luglio in edicola su Libero)




email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



La domanda è sempre la stessa: meglio l'uovo oggi o la gallina domani?
Siamo sempre più vicini al finale del gran duello, chi vincerà, Bonomi o Cairo? Mi correggo chi merita di vincere, chi può far brillare di nuovo il Corsera: Bonomi o Cairo?
Domani su "paninoelistino" Libero provo a raccontare RCS, a modo mio.
Sempre più ristretto, ma questa volta merita, fidatevi di me

Qui sotto, vi ripropongo alcuni degli ultimi pezzi dove ho trattato il tema RCS. Il primo è del 3 Marzo, nel giorno dell'operazione La Repubblica Stampa, ricordate?
Il giorno successivo il titolo scese molto, vendevano, quando invece io scrivevo di comprare, e sicuramente qualcuno l'ha fatto, ed ha fatto bene.

LIBERO 3 Marzo 2016
Barclays contro Royal Bank of Scotland, grandi blasonate a singolar tenzone. Scontro tra titani, la monarchia finanziaria a duello sul floor di borsa. Ed è un duello per cuori impavidi, da una parte i rialzisti di Barclays che attraverso un attenta analisi su utili, sentiment e situazione macroeconomica, ai primi di Febbraio avvisarono dell’occasione: “l’attuale caduta è una buy opportunity”; dall’altra RBS che per bocca della sua punta di diamante Andrews Roberts, a inizio anno avvertì  i clienti di aspettarsi una preoccupante negatività, su azioni con cali entro il 20% e soprattutto su materie prime, Petrolio in particolare, con cali fino a 26$ e successivi “sprofondi” fino a 16$. In sintesi, per Barclays, che fa la parte del Toro, è tutto da comprare, anche per il semplice fatto che sono tutti pessimisti, mentre per RBS, l’orso, è tutto da vendere. Analisi sensate, seppur estreme, nulla da eccepire, quello che non capisco è perché un investitore si debba affidare alle previsioni di due banche che, seppur blasonate, nonostante l’attuale bengodi finanziario, da parecchi trimestri continuano a registrare bilanci in perdita costante. In particolare RBS, di proprietà ancora dello stato, che dall’opulenza di Goodwin in poi ha sempre e solo perso. Otto anni, non in Tibet, ma in rosso.
E’ vero, non c’è solo la gestione, ma come mai la bravura non si trasferisce ai conti di bilancio?
Per non parlare di quelle tedesche, a proposito, gli ultimi aggiornamenti dicono che la bomba derivati farà esplodere Deutsche Bank nel 2017.
Probabilmente la finanza italiana non è poi così brutta, sporca e cattiva come i mercati hanno tentato di dipingerla, anzi, banche come Unicredit che attualmente girano a 7 volte gli utili, sono regalate, altra spiegazione non vedo, se non un futuro fallimento, a mio avviso improbabile. Per non parlare della zitella MPS, che ancora nessuno vuole sposare, vale ancora 50 cents, la metà di un caffè. L’hanno talmente perquisita e rivoltata che le sue azioni, tanto puzzavano di fallimento,  tanto ora profumano di rialzo. Il made in Italy, come nella moda e nel cibo, anche nella finanza non è poi così male, specie se in saldo.
PIAZZA AFFARI: Di Caprio, uno che gli orsi li sa combattere. La vittoria dell’Oscar deve aver messo in fuga più di un ribassista. Battute a parte, Marzo inizia nel migliore dei modi. Non siamo tornati a 16.000, è vero, ma non sempre è necessario essere chirurghi in borsa, molte volte è più utile essere pittori e saper dipingere il paesaggio. A 18.800 ci sono degli ostacoli, ma si può rimbalzare molto di più.
RCS: l’editoria si infiamma. Marchionne potrebbe accendere il Corriere della Sera, qui si può salire fino a 0,80. Basta solo stuzzicare la fantasia per volare molto più in alto.
CAIRO: attenzione a questo titolo, perché potrebbe essere protagonista nella futura battaglia RCS. In rampa di lancio.
NASDAQ: per Buffett è il momento di comprare azioni in “modo aggressivo”. A mio avvisto WS ora può suturare la ferita aperta a inizio anno. 4.900 oltre non vado.
BUND: secondo Bill Gross lo short era “l’occasione della vita”. Un anno dopo, visti i risultati forse intendeva “andate short e vi toglierete la vita”. Si sale ancora, state fuori, qui si rischia di bruciarsi.
AEDES: i dirigenti non saranno analisti finanziari, ma se comprano, un motivo ci sarà. E’ tra i “magnifici 7”.
BET: 0,50 è un livello ostico, ma chi ha comprato a 0,36 ha fatto l’affare dell’anno. Azione DOT.
TREVI: dopo tanto accumulo, adesso si punta in alto.


LIBERO 10 Marzo 2016
“Non si afferra il coltello che cade", uno dei tanti proverbi di borsa, che usato in modo assoluto si trasforma in sesquipedale sciocchezza.
Uno di questi esempi coinvolge Brembo, l’azienda dei freni di lusso, che come la totalità del microcosmo economico, viene travolta dalla crisi finanziaria del 2008.
Il titolo crolla, fagocitato dall’intero listino, che siano banche o industrie, non conta, tutto viene spazzato dalle enormi zampe dell’orso. E’ il momento degli affari, ma al primo sibilo di “io comprerei”, subito scatta l’ammonizione dell’antico proverbio.
E’ vero, ricordando quei momenti, ritornano alla mente i comunicati dalla Val Brembana, un bollettino di guerra: la crisi dell’auto, lavoratori a rischio, il fatturato in caduta. Non è facile, ma qui stavamo parlando dell’eccellenza della manifattura meccanica italiana, e non di una qualsiasi banca, stremata dall’epidemia finanziaria e ridotta in stato comatoso. Se non compri quando crolla, quando è in saldo, quando compri? I grandi investitori sono quelli che guardano oltre la crisi.
Brembo era scesa fino a 1,80€, capitalizzando poco meno di 300 milioni. Chissà perché in borsa ciò che vale poco incute timore, mentre ciò che vale di più è considerato un affare. E’ questo il terzo segreto di Fatima.
Oggi, 7 anni dopo, Brembo vale 43€, 2.900€ di capitalizzazione, una rivalutazione del 2.050%, l’affare di una vita. Oggi sopra 40 si vende e si compra compulsivamente, i trader se la strappano di mano, e immagino siano gli stessi che sotto 6€ scappavano dal titolo.
Brembo mi fa ritornare alla mente un caso vissuto in prima persona, quando lavoravo agli ordini di un ex dirigente d’impresa. Era il 2002, in una mattina di Novembre mi chiamò e mi disse: “Fox, la ABB non può fallire, vorrei comprarne molte e tenere più a lungo possibile, che ne dici?”
Il titolo quotava 2 franchi ch, comprammo, ma dopo il primo 100% di guadagno, il proposito del lungo termine era già dimenticata. E di 100% in 100% il titolo toccò 30, in soli 5 anni. Difficile mantenere le promesse nella vita, in borsa ancor di più.
Ricordate sempre, comprare e vendere sono esercizi difficili, ma è la gestione il più complicato di tutti. E’ forse vero che solo chi dimentica, alla fine, riesce a fare il grande affare?
PIAZZA AFFARI: tutti in attesa spasmodica di Draghi. Chi guarda i mercati con distacco, sa che questi momenti sono solo “colore”, non sono le giornate che tracciano il solco. Il 9 Marzo 2009 (io c’ero), non accadde nulla di eclatante, una giornata negativa come tante, ma  fu il giorno di minimo a Wall Street, 7 anni dopo quel livello fu triplicato. Siamo in risalita, se tutto va bene, si sale fino ad Aprile, 18.800/19.000 i primi ostacoli.
DRAGHI: “comprare azioni”, è quanto chiede in sogno ogni piccolo azionista a Super Mario. Quale potrà essere la mossa eclatante della Bce? Aumentare la liquidità? Serve a poco. Tassi ancor più negativi? Deleterio, ma tornare indietro sarebbe peggio. Qui bisogna allargare il perimetro, a obbligazioni societarie e agli Npl cartolarizzati delle banche. Bisogna rimediare al 3 Dicembre.
RCS: alla presentazione del libro di Gasbarro “Rischio banche”, Nicola Porro e Massimo Fracaro  (penne raffinate) discutono anche della crisi della stampa. I giornali non ci saranno più tra 10 anni? Eppure Buffett compra. Una RCS senza padrone a me piace molto.
FIDIA: non sempre il mercato è capace di apprezzare i bilanci. Qui i numeri promettono bene, chissà se Tamburi ha mai dato un’occhiata a questa bellezza.

 


LIBERO 14 Aprile 2016
“Ogni qualvolta Wally sarà esuberante la Fed si farà severa sui tassi, viceversa, sulle debolezze tornerà a essere caritatevole”, questa in sintesi l’interpretazione di Fugnoli, grande filosofo dei mercati, sulla tattica che la Yellen attuerà nei prossimi mesi.
E’ giovedì 7 Aprile, sono le 17,25, 5 minuti alla chiusura di Piazza Affari, con Milano in profondo rosso, al “salone del risparmio” sta per andare in onda la conferenza più attesa, quella di Kairos, nel frattempo ho già impostato una serie di acquisti sul mio smartphone. Quali? Banche ovviamente, Mps e Carige su tutte. Contemporaneamente, da Roma mi arriva un sms, è un caro amico, un ottimo analista di una banca estera, mi scrive un sms molto confortante: “Buddy ci siamo, questo o poco sotto è il minimo, adesso si riparte”.
Sul palco sono appena saliti due baldi giovani della cantera di Kairos, in panchina e in prima fila il maestro Fugnoli,  in ammirazione e quasi compiaciuto dalle nuove leve, riscalda i suoi muscoli.
Quando arriva la sua ora, in sala subito la temperatura sale, le orecchie sono tese, un pubblico smanioso di sapere dove dovrà spostare i capitali per avere lauti rendimenti.
Cabrini non perde tempo e fischia l’inizio dell’intervista, ed è subito un florilegio di indicazioni: azioni, bond, valute, Fugnoli non lesina consigli, sempre molto prudente ma altrettanto preciso.
La positività sui Mercati Emergenti, questa è la grande novità!  Cina, Turchia e Russia, per motivi diversi, sono i cavalli favoriti. Valute e Bond in particolare, di azioni compriamone meno.
Benedetta Craveri, raccontando l’avvento al trono di Luigi XVI, scriveva: “niente era più bello che avere vent’anni nel 1774”. Fra molti, raccontando l’avvento al trono di Draghi, Yellen e Kuroda qualcuno scriverà, niente era più bello che investire in borsa nel 2015, dove liquidità, tassi zero e stimoli monetari, crearono una situazione unica per l’investimento in azioni. Dopo, sarà il diluvio.
PIAZZA AFFARI: “non sanno più cosa inventarsi per portare l’indice a 22.000 senza far guadagnare nessuno”, è il commento arguto di un lettore. Ricordate, non esistono pasti gratis. Siamo tornati a 17.000, due perfette trappole per ribassisti (venerdì su giovedì e mercoledì su martedì), e oplà si riparte! Ripeto, sopra 19.000 è fatta.
RCS: non è elegante autocelebrarsi, ma la memoria va rinfrescata. Qui della possibile operazione Cairo/Rcs avevamo ben anticipato 1 mese fa. Fiuto di volpe. Il mio obiettivo rimane sempre 0,80. Partita ancora da giocare.
ALCOA: i mercato ha fame e voglia di salire, sono molti gli indizi ad indicarlo. Uno è su Alcoa, il titolo sale prima dei conti, scende successivamente su numeri deludenti, e il giorno dopo riparte in tromba spiazzando tutti. Toro (rialzo) scatenato.
EXXON: a guardare Exxon, ma soprattutto Chevron, viene in mente solo una cosa: il petrolio, presto, se non a brevissimo, è pronto a fare un’altra sparata.  Attenzione a lamentarsi del petrolio troppo basso.
EURO/$: anche Fugnoli è d’accordo con il sottoscritto, non ci sarà la parità.  



LIBERO 29 Giugno 2016
“Lei deve diversificare” sembra essere questa la formula per evitare i rischi. Poi arriva una giornata come Venerdì 24 Giugno e tutto viene cancellato come se fosse scritto sulla sabbia. Avete presente i 3 porcellini? Questa volta il lupo, o meglio l’Orso (l’animale del ribasso) ha spazzato via tutto, anche la casa di mattoni.
Ieri (oggi per chi legge), il rimbalzo c’è stato, uno sganassone e l’Orso è finito al tappeto, sembra che Bud Spencer, prima di lasciarci, abbia voluto farci un ultimo regalo. Temo però che non basterà, ci saranno ancora colpi al ribasso. Nel mare dei mercati, le banche cercano aiuto, sono ferite, e mentre la politica si perde in discussioni e tentennamenti, gli squali continuano a pasteggiare.
Italia, banche, ci risiamo, siamo sempre il pesce grosso, il più prelibato per la speculazione, ed ecco che tornano a suonarci come tamburi. Cambia lo strumento, non più vendendo i BTP, c’è Draghi a proteggerci, ma attraverso le banche, e così che si apre la breccia di Porta Pia per entrare in Italia, ma questa volta non per liberarci, ma per farci nuovamente ostaggi.
Banche italiane e internazionali, ci risiamo, nel 2008 fecero indigestioni di titoli tossici, grandi guadagni, e poi i mal di pancia vennero a noi. Oggi è la volta dei titoli di stato, accumulo senza diversificare, aspettando la mano santa di Draghi, senza valutare i possibili rischi che ora, proprio a causa della liquidità (i QE) si sta amplificando.
Eppure il messaggio che sta passando è un altro: la colpa sono i referendum. Sabato il Sole24Ore titolava: “Shock Brexit, Europa Svegliati”. Tutta colpa della Brexit (per Greenspan è solo la punta dell’iceberg), è molto più facile, intanto il mercato picchia. E’ stato così nel 2008, perché le crisi si manifestano sempre con una faccia, ma il più delle volte è solo una maschera, il volto feroce si nasconde dietro, purtroppo lo si scopre solo quando i danni sono fatti.
In Estate si aprirà una finestra per respirare, a differenza del pensiero comune che si aspetta una stagione di grandi turbolenze, io sono piuttosto tranquillo, perché dopo quest’ultimo sfogo al ribasso, si potrà comprare e stare in spiaggia con tranquillità. L’anno scorso pensavo il contrario, ricordate?
Un riposo, prima della battaglia d’autunno, momento in cui dovremo essere in piena forma per la grande resistenza.
Voglio fare un appello al premier Renzi, la prego, metta in salvo il prima possibile il sistema finanziario italiano, perché quest’autunno il rischio è che l’attuale  crisi si trasformi in un meteorite in grado di colpirci. E noi non vogliamo che le nostre banche facciano la fine dei dinosauri vero?
PIAZZA AFFARI: come una rondine non fa primavera, così due corna non fanno spuntare il toro. Un rimbalzo c’è stato, ma temo di dover rivedere al ribasso gli obiettivi della ripartenza: 14.500/14.000. Forza, manca poco, poi sarà un’Estate di grande respiro e rimbalzo.
INTESA: lodevole il coraggio di Messina (ad della banca), non solo si è messo come scudo in difesa del sistema, ma ha aggiunto che per fermare il “bail-in” si sarebbe incatenato al Parlamento. Purtroppo la banca continua a cedere. Avevo scritto che sotto 2,15 era tragica. Così purtroppo è stato. Lo sapete qual è il prezzo del rischio futuro? Di nuovo 0,80. In attesa del grande salvataggio, ancora piccoli ribassi, prima della ripartenza.
RCS: 0,80 prezzo centrato in pieno. Ora attendiamo sviluppi, sapendo che quel prezzo non ce lo toglie nessuno, nemmeno la Brexit.
SP500: obiettivo correzione intorno a 1.900, poco sotto, poco sopra. Da lì può ripartire tutto. E’ sempre Wall Street a dare la carica al Toro.
STERLINA: se perde  le borse scendono e viceversa. In questa fase, è la moneta inglese il termometro di mercato. 0,8080 è il supporto con l’Euro. Mentre contro Dollaro, la Sterlina rischia anche 1,25.
BUND: quando vedi un titolo di stato, così “grosso” e importante, rimanere sotto zero, capisci che il problema non è la Brexit, ma il debito. E l’eccesso di liquidità, dovuta ai QE, questo problema lo amplifica. Prima o poi la “supernova” scoppierà, stiamo short.
TWITTER: 14$ circa, il nostro prezzo d’acquisto è lontano, e si sale. Ricordate Facebook? Sotto 20$ non la voleva nessuno, quasi nessuno.

11 maggio 2016

Panino e Listino: BANCHE, FATE PRESTO! (Giovedì 12 Maggio 2016 in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



 Ops, guarda un po' chi è tornato
L'Orso milanese, perché a New York va tutto bene, direzione massimi, in Europa si sonnecchia, ma è Piazza Affari che trema, sembra essere l'origine di ogni male.
Soprattutto a livello bancario. Torna l'attacco all'Italia?
Attenzione anche al Bund 10y con il rendimento di nuovo su minimi storici, risk off che non può durare in eterno.
Il Piave mormorò: non passa lo straniero
Da qui si deve reagire, e in fretta! Tori, fate presto.

Le banche italiano continuano a essere lo strumento preferito, e privilegiato, per la speculazione straniera (forse anche quella italiana?) per accumulare guadagni sicuri.
Il tempo è l'alleato che manca ai nostri istituti, bisogna sbrigarsi, perchè se non verrà risolta in fretta la situazione, il rischio è di vedere Piazza Affari di nuovo ai minimi del "whatever it takes" entro fine anno. 12.000 e poi sotto.
Banche, fate presto!
Ma non di sola sofferenza si vive a Milano,  ci sono anche storie brillanti.
Non serve andare al di la dell'Atlantico per scovare i gioielli, anche in Italia ne abbiamo, e molti.
Brembo è una di questi.
Oggi, grazie anche all'eccellente trimestrale il titolo a toccato quota 52 euro, record assoluti, rispetto ai minimi del 2008 fa circa un +2000%. Vale la pena aspettare 8 anni, o è meglio fare trading? 


Domani su "Panino e Listino" Libero, banche, banche, banche, ma anche altre storie e indicazioni operative.
Sempre più breve e sintetico, ma sempre efficace. 

LIBERO 21/04/2016

“Ciao Buddy, ieri pomeriggio , preso dall'entusiasmo dell'imminente rimbalzo , ho acquistato invece del  leva 3 da te consigliato , leva 7. Più dei 1200 euro investiti non posso perdere !!! Buona giornata Federico” a questa baldanzosa email di un caro lettore che rispecchiava la foga del momento, ne sono seguite delle altre di tono diverso: come gira la borsa, cambiando verso e colore, così muta l’umore che da euforia si tramuta in sconforto. “Meglio uscire in perdita?”, “da adesso in poi mai più cose rischiose” e via di questo tono man mano che le cose peggioravano.

Regola numero 1: compra solo quello che conosci. Oggi vanno di gran moda i certificati, specie quelli a leva, e spesso si confondono con i derivati. Questi ultimi, nati come strumenti di protezione (soprattutto nelle materie prime), sono diventati al contrario un amplificatore del rischio, se sbagli, la perdita può invadere anche il conto corrente. “Armi di distruzione di massa” così li ha definiti Buffett, maneggiare con molta cura. Diversamente sui certificati, tanto investo, tanto posso perdere, mentre i guadagni sono illimitati. Ma se nella mia testa il ragionamento si inverte, guadagno limitato e perdita infinita, il prodotto non fa per me. Scegliere un investimento deve essere come scegliere un abito, indosso solo ciò che mi fa sentire a mio agio. Le mode possono essere uno sfizio, ma non  un’abitudine che mi toglie il sonno.
PIAZZA AFFARI: più sale il Bund 10y (e quindi cala il rendimento), più scendono le borse e viceversa, questa è la correlazione che ho notato negli ultimi mesi. Non c’entra la Pop Vicenza, o Doha, il mercato è al Bund che guarda, perché se lo compra vuol dire che cerca protezione, se lo vende cerca rischio. Siamo vicini alla verità, ora si può tentare lo sfondamento dei 19.000.
BUND: “capolinea Bund”, l’anno scorso lo disse Bill Gross, quest’anno ci provo io. Se proprio si vuole comprare un derivato è qui che si deve provare, ma al ribasso, oppure un ETF Boost short 10y.
BET: c’è vita in BET! Lunedì fuochi d’artificio, in concomitanza con la promozione di Intermonte del grande Alessandro Valeri, sul mercato veniva effettuata un’operazione di BTF. In parole semplici è stato concluso un contratto predeterminato al prezzo di 0,493. Martedì via a un altro blocco. Chi entra? Chi esce? A breve lo sapremo, anche se qualche idea io già ce l’ho, tra l’altro il 26/4 ci sarà l’assemblea. Il mercato non ha bisogno d’altro per scatenare la fantasia.
 

16 marzo 2016

Panino e Listino: IN ATTESA DI BAYER MONACO JUVENTUS (Giovedì 17 Marzo in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



Buonasera, pochi e fedeli lettori coraggiosamente rimasti.
In attesa del grande evento, no, non intendo l'intervento della Yellen, e nemmeno l'uscita domani di Panino e Listino ;-)
Mi riferisco alla grande partita di questa sera tra Bayer di Monaco e Juventus, come tradizione e come ultima promessa che vi ho fatto, ecco qui sotto un altro dei precedenti articoli andati in stampa.
Come stanno cambiando le cose rispetto al pessimismo catastrofico di inizio anno, avete notato?
Ora siamo al primo step di questo recupero, o si salta oltre la staccionata per trovare una nuova prateria, o inevitabilmente si torna giù. 
Anche MPS sta scaldando i motori, mentre sull'Euro/Dollaro la parità che molti davano per certa, sta ora diventando sempre più un miraggio. 
E il petrolio? Per Goldman è da vendere, dunque ora comprare petrolio. 
Sul pezzo di domani troverete delle indicazioni che potrebbero stridere con quanto scritto ora. Mi spiego meglio, comprare petrolio sì, preferibilmente attraverso ETF, se proprio volete rischiare, con ETF in leva.
Agli amanti della carta, domani con il paragone di un'antica "favola".



LIBERO  10 Marzo 2016

“Non si afferra il coltello che cade", uno dei tanti proverbi di borsa, che usato in modo assoluto si trasforma in sesquipedale sciocchezza.
Uno di questi esempi coinvolge Brembo, l’azienda dei freni di lusso, che come la totalità del microcosmo economico, viene travolta dalla crisi finanziaria del 2008.
Il titolo crolla, fagocitato dall’intero listino, che siano banche o industrie, non conta, tutto viene spazzato dalle enormi zampe dell’orso. E’ il momento degli affari, ma al primo sibilo di “io comprerei”, subito scatta l’ammonizione dell’antico proverbio.
E’ vero, ricordando quei momenti, ritornano alla mente i comunicati dalla Val Brembana, un bollettino di guerra: la crisi dell’auto, lavoratori a rischio, il fatturato in caduta. Non è facile, ma qui stavamo parlando dell’eccellenza della manifattura meccanica italiana, e non di una qualsiasi banca, stremata dall’epidemia finanziaria e ridotta in stato comatoso. Se non compri quando crolla, quando è in saldo, quando compri? I grandi investitori sono quelli che guardano oltre la crisi.
Brembo era scesa fino a 1,80€, capitalizzando poco meno di 300 milioni. Chissà perché in borsa ciò che vale poco incute timore, mentre ciò che vale di più è considerato un affare. E’ questo il terzo segreto di Fatima.
Oggi, 7 anni dopo, Brembo vale 43€, 2.900€ di capitalizzazione, una rivalutazione del 2.050%, l’affare di una vita. Oggi sopra 40 si vende e si compra compulsivamente, i trader se la strappano di mano, e immagino siano gli stessi che sotto 6€ scappavano dal titolo.
Brembo mi fa ritornare alla mente un caso vissuto in prima persona, quando lavoravo agli ordini di un ex dirigente d’impresa. Era il 2002, in una mattina di Novembre mi chiamò e mi disse: “Fox, la ABB non può fallire, vorrei comprarne molte e tenere più a lungo possibile, che ne dici?”
Il titolo quotava 2 franchi ch, comprammo, ma dopo il primo 100% di guadagno, il proposito del lungo termine era già dimenticata. E di 100% in 100% il titolo toccò 30, in soli 5 anni. Difficile mantenere le promesse nella vita, in borsa ancor di più.
Ricordate sempre, comprare e vendere sono esercizi difficili, ma è la gestione il più complicato di tutti. E’ forse vero che solo chi dimentica, alla fine, riesce a fare il grande affare?
PIAZZA AFFARI: tutti in attesa spasmodica di Draghi. Chi guarda i mercati con distacco, sa che questi momenti sono solo “colore”, non sono le giornate che tracciano il solco. Il 9 Marzo 2009 (io c’ero), non accadde nulla di eclatante, una giornata negativa come tante, ma  fu il giorno di minimo a Wall Street, 7 anni dopo quel livello fu triplicato. Siamo in risalita, se tutto va bene, si sale fino ad Aprile, 18.800/19.000 i primi ostacoli.
DRAGHI: “comprare azioni”, è quanto chiede in sogno ogni piccolo azionista a Super Mario. Quale potrà essere la mossa eclatante della Bce? Aumentare la liquidità? Serve a poco. Tassi ancor più negativi? Deleterio, ma tornare indietro sarebbe peggio. Qui bisogna allargare il perimetro, a obbligazioni societarie e agli Npl cartolarizzati delle banche. Bisogna rimediare al 3 Dicembre.

09 marzo 2016

Panino e Listino: RICOMINCIO DA MARIO DRAGHI (Giovedì 10 Marzo in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 



 09/03/2009, ci sono date che rimangono indelebili nella vita di ogni persona, voi ricordate ancora dove eravate e cosa stavate facendo quel giorno?
Un giorno come un altro, all'apparenza, un giorno di ribasso come tanti altri in quel momento, eppure, nonostante non fosse successo nulla di eclatante, quello è il giorno che segna il minimo dei mercati della nostra generazione. Minimo per Wall Street, da quel giorno, sono passati 7 anni (la crisi del settimo anno?), gli indici americani si sono più che triplicati. Da quel momento a oggi, non si è verificata nessuna delle catastrofi che i ribassisti, portati in gloria dopo la crisi del 2008 avevano paventato e previsto.
Oggi, in una delle tante fasi di turbolenza che ciclicamente si creano in un ciclo rialzista, si ricomincia da Mario Draghi, l'eroe dei nostri tempi, il salvatore della patria per l'Italia.
Cosa farà domani? Cosa verrà estratto dal cilindro per appagare l'attesa fin troppo angosciante che si è creata sui mercati?
Domani su Panino e Listino troverete alcune ipotesi, più i soliti temi operativi.
E il ricordo torna al 2009, a Brembo e a cosa vuol dire veramente cogliere le occasioni.
Come promesso, qui sotto uno dei vecchi articoli, ovviamente senza i temi operativi.
A domani

LIBERO 18 Febbraio 2016

Dicevano i vecchi saggi di borsa: “le tendenze si assomigliano fino a quando qualcuno lo scopre”. Le similitudini esistono, finché la massa non se ne accorge e il gioco finisce. Non siamo così ingenui da credere che tutto, nel tempo, si ripeta meccanicamente, sarebbe troppo facile, ma quello che sta accadendo in questo inizio d’anno ha le fattezze di un mostro inquietante e già visto: l’Euro grizzly.
Ve la ricordate la crisi dell’Euro?
 Nel 2011 le borse  subirono un forte tracollo, Piazza Affari scese da quota 22.000 a 14.000, in termini percentuali fu peggio di quanto visto fino a ora,  in pericolo era l’Europa, e nonostante questo la moneta unica si rivalutava, più o meno come oggi, la differenza è nello strumento usato per attaccare: cinque anni fa si colpirono i Btp e tutti i titoli di stato dei paesi periferici, oggi invece sotto attacco sono le banche. Nel 2011 l’obiettivo era affondare l’Euro, oggi il bottino sono gli NPL,  i famosi crediti inesigibili che tanta gola fanno alla speculazione internazionale.
Gli NPL, croce per qualcuno, delizia per altri. Le banche si trovano in pancia qualcosa come circa 200 miliardi di crediti incagliati, impacchettati come lo furono i titoli tossici delle banche Usa, verranno offerti al mercato a un prezzo, scontato, che è già stato messo a bilancio. Ma per la  speculazione internazionale quel prezzo è troppo alto, vuole strappare più sconto, e sa che il tempo gioca a suo favore. Le banche italiane non possono attendere, devono liberarsi il prima possibile della loro tossicità, e qui ritorna la manovra affondamento, più i titoli calano in borsa e più si costringe a vendere gli NPL con precipitosità e con prezzo ancor più svalutati.
La salvezza? Mario Draghi. Nel 2012 gli bastò parlare, la formula magica “whatever we takes” spazzò via le nuvole e tornò il sole, oggi si dovrà fare molto di più. Si dice che le Banche Centrali abbiano finito le munizioni, questa è una sciocchezza sesquipedale. Frasi ripetute prima dei “tassi zero” e anche dopo il primo “QE”: le vie delle Banche Centrali sono infinite, come le loro munizioni e anche gli arsenali. Ciò che mi preoccupa è che nonostante gli sforzi di Draghi e l’artiglieria usata (e potenziale), al netto dei mercati finanziari, non si vedono ancora risultati strutturali. La guerra di Draghi, Yellen e Kuroda, rischia di trasformarsi in un nuovo Vietnam.
PIAZZA AFFARI: carnevale è finito e dunque abbiamo scherzato? Pronti a ripartire? Siamo già partiti. Comprare era la cosa giusta, ma se nel 2011 ci sono voluti 6 mesi per cadere del 35%, qui ci sono volute poche settimane per fare quasi altrettanto. Questo ribasso è troppo cattivo e violento per non avere un significato. Attenzione a 18.000.
BOLZONI: avete capito a cos’è servito questo ribasso?  A comprare i gioielli sacrificati. Avevo appena analizzato il titolo, ero pronto a segnalarlo quando, è arrivata l’OPA. Peccato! I segnali c’erano. Ricordate sempre, quando c’è chiasso su un titolo, o è già tutto fatto o non succederà nulla. Quando invece un rialzo passa sotto traccia, bisogna comprare. D’altronde questo era un titolo “DOT” (denominazione di origine tamburiana) una certificazione di assoluta qualità.