email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox
Petrolio, questa volta no.
Successivamente al crollo del 2008 verso i 60$ consiglia l'entrata tramite ETF, questa volta no e i motivi ci sono:
1) La massa di liquidità che allora spingeva sulle Materie Prime, ora ha altri interessi;
2) L'Era del Petrolio è tramontata nel 2008 quando Goldman rilanciò a 200$ il target per l'Oro nero, quando Jim Rogers voleva il petrolio a 300$ e non avrebbe ceduto finchè non fossero spuntate le pale eoliche al centro di Berlino;
3) Il "Peak Oil" è una favola tanto quanto la "fine del Mondo" per i Maya;
4) Le energie alternative, lo shale oil e shale gas, una crescente coscienza per l'inquinamento dovuto ai combustibili fossili etc etc ridurranno l'utilizzo del petrolio
5) nel breve la guerra dei prezzi e l'abbondante offerta farà crollare le quotazioni
Sul mio profilo Twitter potrete vedere un grafico storico. Voglio ricordare che nel 1999, anno in cui l'economia andava bene per molti, sebbene Cina e India non fossero forti come lo sono oggi, il Petrolio è arrivato a quotare 10$.
Era il 1999, solo 15 anni fa, anche se sembra preistoria.
Nel breve sarà battaglia, non solo a livello geopolitico con forse contrastanti tra Iran, Siria, Venezuela, Nigeria e Russia da una parte, Arabia e USA dall'altra con gli Emirati e Qatar a fare da spettatori, ma sarà anche importante a livello finanziario, ora che la marea nera cala, vedere quanti sono rimasti nudi.
Molto dello shale, con prezzi che cadranno a 60$ o sotto, faranno la fine dei cercatori d'oro del Colorado e dei pionieri di Internet nel 2000 e con loro tutte le finanziarie, banche ed Hedge Fund che o avevano posizioni long sul Petrolio oppure hanno investito (sempre a Leva) in questo nuovo settore non vedendo utili.
Attenzione, il petrolio ora è un bene per il consumatore, per chi importa, ma saranno dolori per altri.
LIBERO 19 Novembre 2014
“Superman dove sei adesso? Tutto è andato male in qualche modo gli uomini di acciaio, gli uomini di potere a breve perderanno il controllo”, Superman, che i Genesis cercavano disperatamente nella loro “Terra di confusione”, era impegnato altrove, stava volando sopra i grattacieli di Tokyo nella colossale impresa di ravvivare il Giappone: era l’Abenomics. Un progetto a cui molti credevano, tanto che l’Economist gli dedicò una copertina che raffigurava il premier Abe come un supereroe pieno di poteri: politica monetaria super espansiva, deficit di bilancio mostruoso, svalutazione dello Yen, indice di Borsa euforico, un’artiglieria che nemmeno Yamamoto poteva sognare. A capo dell’esercito Kuroda (governatore della BoJ) che al grido “Banzai!” scagliava i suo kamikaze al torchio per uno stampaggio furente di moneta. Per affondare Yamamoto sono state necessarie la Yorktown, l’Enterprise e la Hornet le 3 super ammiraglia USA, per affondare l’immenso esercito di Abe è bastata l’Iva. Un piccolo aumento dal 5 all’8%, e l’economia è ritornata nell’incubo della recessione.
“Land of confusion”, la terra di confusione, non solo nel potere, ma anche nei numeri, ormai non solo le previsioni di Borsa perdono di significato, ma anche quelle economiche fornite dai grandi centri di ricerca e dalle banche d’affari. Lo si è visto in Italia con una ripresa ormai rinviata sine die, e lo si è visto ieri in Giappone all’uscita del dato sul Pil, un arretramento dell’1,6% quando le attese degli economisti erano per una crescita del 2%, un bagno di delusione.
Dopo questo dato sconfortante, si correrà sicuramente ai ripari rinunciando al secondo aumento dell’Iva. Non se ne esce, e in sottofondo torna “Hotel California” degli Eagles, la colonna sonora di questo interminabile ciclo. La sentiamo in America quando la Yellen rinvia costantemente l’aumento dei tassi e la sentiamo in Giappone costretto ora a indietreggiare sugli inasprimenti fiscali.
E se un giorno scoprissimo che la favola del “Bengodi Finanziario” (denaro gratis) non riuscirà mai a rilanciare l’economia? Non ditelo mai ai mercati, il giorno che lo scopriranno si tornerà alla realtà, e verrà giù tutto.
PIAZZA AFFARI: sale ancora l’export italiano, un’altra picconata al populismo dei nemici dell’Euro. Non è la moneta unica il male dell’Italia, sono i numeri a dirlo. E subito Piazza Affari si accende. 18,500 può bastare? Sono un Toro della prima ora, ma rimango dell’idea che si possa ritornare a 18,000 prima della grande corsa. Sopra 20,200 cambierò idea.
WALL STREET: per Francesco Caruso è il “volo di Icaro”, io non sono così drammatico, anzi sono sempre stato rialzista, ma ora c’è il rischio di una correzione. Prudenza.
NIKKEI: una delle nostre stelle, ma la corsa verso i 18,000 ora potrebbe rallentare. Debolezza in arrivo.
PETROLIO: dopo le previsioni dei Maya, il “Peak Oil” un’altra bella fiaba. Nel 2009 dissi di accumulare sul crollo, ora è meglio stare lontani.
BET: ricordate le impennate di Valentino Rossi dopo ogni vittoria? Le stesse potremmo rivederle fare alla nostra Bet. 0,50 il muro da scavallare.

