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07 maggio 2013

Calcio d'Angolo (del Volpino) - SCUDETTO ALLA JUVENTUS, MA QUANTI SONO?


Nell'era della confusione mediatica e di comunicazione, siamo arrivati al punto di non avere certezze nemmeno nella matematica e nei numeri. La Juventus vince lo scudetto del campionato di calcio Serie A 2012/2013, ma quale scudetto? Il 29 o il 31?
Il numero è importante, sebbene il tribunale del calcio e la giustizia sportiva abbiano già emesso la sentenza, chi siamo noi per rispettare la legge? E' il 31 gridano i tifosi accompagnati dallo slogan "ridateci quelli che ci avete rubato".
Sorprende di più che calciatori, allenatore e dirigenti (quelli che dovrebbero dare il buon esempio) facciano gli scalmanati come e più dei tifosi. Questa è la società italiana, questo è il calcio italiano, e poi ci stupiamo se ci buttano fuori dall'Europa?
Si mostrano i muscoli in Italia, si fa la voce grossa e poi alla prima partita con una big d'Europa, veniamo eliminati da una semplice scrollata di spalle. Mostrare i muscoli, è questa la nostra forza? 
Cosa avrebbero detto i Boniperti, i Scirea, gli Zoff e anche i Platini? Personaggi che nemmeno si fanno sfiorare da queste vergognose polemiche, la vera forza si dimostra sul campo, gli scudetti erano giusti? Riprendiamoceli! Siamo la squadra più forte, si entra in campo, si gioca e si vince. Basta con queste polemiche e contestazioni, di un'Italia che sa solo recriminare e non è capace di dimostrare con fatti e buona volontà.
Invece di lodare solo a parole Margaret Thatcher, ricordiamo cos'ha fatto la Lady di ferro per debellare gli hoolingans: ha rinunciato alla coppe per anni, e ora il calcio inglese, nel suo insieme, è il più ammirato.
Costruiamo stadi nuovi, eliminiamo dal tifo le mele marce, diamo una certezza della pena e credibilità alla giustizia, creiamo vivai attrezzati e soprattutto campi da gioco degni della tradizione che il calcio ha in Italia.
Basta con le polemiche e il veleno, che anche gente come Mourinho è stata capace di seminare nei pozzi italiani. In quello sì siamo campioni del mondo.
L'ha dimostrato anche l'Inter, talmente forte e muscolosa, da mendicare uno scudetto.
Alla vergogna non c'è limite. Poniamo finalmente un limite, per far ripartire il calcio.



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox

21 dicembre 2010

ENZO BEARZOT (1927 - 2010) - ANCHE "IL VECIO" HA MOLLATO


...Se n'è andato anche "il Vecio". Ormai questo blog, più che un angolo di finanza, sta diventando un cimitero comunale, ma non è colpa mia se uno dopo l'altro i miei preferiti stanno passando a miglior vita. Dopo Enzo Bearzot, come uomo di pallone, rimane solo Dino Zoff e pochi altri. Oggi Gigi Garanzini, trattenendo a stento lacrime e commozione, ha dedicato al defunto una puntata speciale: la storia dell'uomo e la passione per il pallone e non marchette e gossip. Sentire le interviste ai calciatori della nazionale di quegli anni, la commozione, l'affetto che provavano verso quell'uomo, fa cadere nell'abisso quanto si sente oggi dai microfoni delle pay tv e quanto si legge nei giornali.
E' un altro mondo, in questi casi penso: "come si comporterebbe Scirea dentro questo circo del pallone costruito solo su soldi, business e finzione?"
Quando Bearzot vinse la Coppa del Mondo del 1982 io ero troppo piccolo per capire ed apprezzare veramente il momento, per rendermi conto di quanto fosse prestigioso quel trofeo, ma ricorderò sempre l'immagine, Bearzot con la pipa, il nonno d'Italia.
Io un nonno non l'ho mai avuto, o meglio, quello paterno morì prima che nascessi e quello materno se ne andò che avevo appena compiuto 4 anni, le uniche immagini che ricordo sono le sue enormi spalle su cui montavo in groppa e che mi scortavano nella piazza del paese e poi, il gigante disteso, 1 metro e 90 centimetri, una forza incredibile, improvvisamente immobile, orrizontale su un lettino con un enorme cerotto sulla tempia. Solo un crick da camion, vigliacco ed improvviso è riuscito ad abbatterlo. Questo era nonno Armando e questo immagino sia stato nonno Bearzot, la grinta, la forza volontà, la tenacia, la schiettezza, il carattere e la scorza dura ma il ripieno era di grande bontà.
Se ne va Bearzot uno degli ultimi di un certo calcio, si spegne a poco a poco la fiamma della genuinità, mentre sempre più si gonfia l'artificialità...
Un grazie speciale a Gigi Garanzini per la puntata di oggi di "A tempo di sport".

Pubblicato da Buddy Fox | Blog friends: leggi anche Fuorimercato